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Cassazione Penale, Ordinanza n. 16938/2026 del 11/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello che lo aveva ritenuto responsabile del delitto di rapina impropria. Con il primo motivo ha denunciato violazione di legge e vizio di motivazione in ordine al giudizio di responsabilità, contestando la scelta dei giudici di merito di attribuire maggiore attendibilità alle dichiarazioni rese dalla persona offesa e dal figlio in sede di SIT rispetto a quelle rese nel parallelo giudizio dibattimentale, e chiedendo una diversa lettura del materiale probatorio. Con il secondo motivo ha chiesto la riqualificazione del fatto in furto o, in subordine, in esercizio arbitrario delle proprie ragioni; per la parte relativa al furto ha sostenuto che la condotta violenta non fosse configurabile, mentre per l'esercizio arbitrario ha prospettato una diversa qualificazione giuridica del fatto.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto non deducibili in sede di legittimità le censure che mirano a ottenere una diversa valutazione di attendibilità e di peso delle prove, rilevando che la Corte di appello aveva svolto un autonomo vaglio delle dichiarazioni e dei riscontri. Ha inoltre escluso la possibilità di esaminare la richiesta di riqualificazione in esercizio arbitrario delle proprie ragioni perché non previamente devoluta in appello, e ha ritenuto infondata la richiesta di riqualificazione in furto, in quanto la motivazione d'appello aveva accertato una condotta violenta successiva all'impossessamento del bene, incompatibile con il furto. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro tremila alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 624 c.p.

    È richiamato solo come ipotesi di riqualificazione alternativa del fatto; la Corte esclude che, nel caso concreto, la condotta possa essere ricondotta al furto per la presenza di violenza successiva all'impossessamento.

  • art. 393 c.p.

    È richiamato solo come ipotesi di riqualificazione alternativa; la Corte non ne ammette l'esame in cassazione perché la relativa questione non era stata devoluta in appello.

  • art. 606 comma 3 c.p.p.

    La Corte lo richiama quale norma che prevede l'inammissibilità della censura non dedotta previamente come motivo di appello.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito censurare la motivazione nei limiti in cui la doglianza richieda una diversa valutazione della credibilità dei testimoni, dell'attendibilità delle dichiarazioni o del peso delle prove, trattandosi di apprezzamenti riservati al giudice di merito.
  • La riqualificazione giuridica del fatto in cassazione non può essere esaminata quando la relativa questione non sia stata previamente devoluta con i motivi di appello, pena l'interruzione della catena devolutiva.
  • La configurabilità del furto è esclusa quando, dopo l'impossessamento del bene, sia accertata una condotta violenta dell'agente, elemento che sposta la qualificazione verso una diversa fattispecie contro il patrimonio.
  • Il giudice di appello può fondare il proprio convincimento su un autonomo vaglio di attendibilità delle dichiarazioni rese dalla persona offesa e da altri dichiaranti, purché la motivazione dia conto dei riscontri e della coerenza intrinseca delle dichiarazioni.

Come è indicizzato

MaterieRapinaFurtoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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