Cassazione Penale, Sentenza n. 1790/2024 del 15/01/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Martinelli impugnava la sentenza di appello che aveva riformato parzialmente la sentenza di primo grado limitando l'entità della sanzione. Denunciava violazione di legge e vizio di motivazione per non aver disposto una nuova perizia richiesta dall'imputato (ritenuta necessaria per correggere presunte lacune e principi errati della perizia di primo grado) e per aver dedotto la responsabilità dell'imputato dal mero ritardo nella richiesta di fallimento, a suo avviso insufficiente a dimostrare l'elemento soggettivo del reato.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la corte d'appello avesse dato ampia e congrua motivazione, valorizzando la perizia di primo grado e la deposizione del curatore secondo cui la societa' era in crisi irreversibile già verso la fine del 2009; la decisione del Martinelli di proseguire l'attività nel 2010 aveva aggravato il dissesto. La Cassazione ha inoltre osservato che la colpa grave non deriva dal mero ritardo ma dalla provata e consapevole omissione (in questo caso dimostrata da completa inerzia dell'amministratore, dichiarazione di fallimento su istanza di creditori, plurimi debiti, assenza di beni e inattività). Quanto alla richiesta di nuova perizia, la Corte ha ritenuto che il rigetto potesse essere implicito e che la motivazione dell'appello fosse comunque sufficiente per valutare la responsabilità. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 a favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 217, comma 1, n. 4; art. 224, comma 1, n. 1
L'aggravamento del dissesto punito dagli articoli citati consiste nel deterioramento della situazione economico-finanziaria dell'impresa provocato per colpa grave o per mancata richiesta di fallimento; la mancata tempestiva richiesta di fallimento è rilevante penalmente se dovuta a colpa grave desumibile da una provata e consapevole omissione e non dal mero ritardo
Consente la condanna per spese e l'irrogazione di somme alla cassa delle ammende quando il ricorso alla Cassazione è ritenuto manifestamente inammissibile o infondato e il ricorrente non è immune da colpa nella proposizione dell'impugnazione
Massime di principio
- La responsabilità penale dell'amministratore per aggravamento del dissesto si verifica quando l'azione o l'omissione dell'amministratore, valutata nella sua gravità colposa, peggiora la situazione economico-finanziaria della società; il semplice ritardo non basta se non supportato da comportamenti omissivi o consapevoli.
- Se la perizia tecnica di primo grado e altre prove (es. deposizione del curatore, dati contabili) dimostrano uno stato di crisi irrimediabile, la corte d'appello può ritenere integrata la colpa grave senza dover disporre una nuova consulenza, a meno che non emerga un evidente vizio giuridico nella valutazione delle prove.
- La richiesta di rinnovazione dell'istruttoria in appello non richiede sempre una pronuncia espressa: il rigetto può risultare implicitamente dalla motivazione complessiva della sentenza di secondo grado quando questa esamina e valorizza elementi probatori sufficienti per decidere.
- I motivi di cassazione che si limitano a rinnovare censure di merito sull'apprezzamento delle prove o sulla valutazione della perizia sono frequentemente dichiarati inammissibili se non indicano un preciso vizio di diritto o una illogicità manifesta nella motivazione della corte territoriale.
- Proporre ricorso in cassazione privo di prospettazione giuridica concreta può comportare condanne per spese e sanzioni pecuniarie ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; è quindi importante circostanziare l'esistenza di errori di diritto o vizi motivazionali rilevanti
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