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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1710/2024 del 15/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Le parti civili hanno proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Perugia che, in sede di rinvio dalla Corte di Cassazione, aveva parzialmente riformato le precedenti condanne: aveva revocato le statuizioni civili relative al delitto di abuso d'ufficio, revocato la confisca dell'area sottoposta a sequestro e compensato le spese. I ricorrenti contestavano in particolare (i) la corretta interpretazione e applicazione dell'art. 1.6.4 N.T.A. del P.R.G. di Giulianova e la determinazione della versione normativa vigente al momento del rilascio del permesso in variante n.25/2010; (ii) la carenza di motivazione circa l'esclusione del dolo necessario per integrare il reato ex art. 323 c.p., ritenendo che elementi già accertati nelle precedenti sentenze dimostrassero l'intenzionalità degli imputati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi delle parti civili. Ha ritenuto che la Corte di appello di Perugia abbia rispettato le indicazioni della pronuncia di rinvio e abbia svolto una adeguata e logica disamina tecnica e giuridica: ha escluso la violazione delle norme del D.M. n.1444/1968 e delle N.T.A. del P.R.G. in relazione alle distanze tra edifici, ha ritenuto che la sola illegittimità rilevata (violazione della distanza dal fronte strada) non fosse sufficiente a dimostrare l'elemento oggettivo del reato di abuso d'ufficio né il dolo intenzionale necessario per l'art. 323 c.p., e ha correttamente applicato lo ius superveniens derivante dal d.l. 8 aprile 2019, n. 32 (art. 5, comma 1, lett. b-bis) come interpretazione autentica con efficacia ex tunc, che ha influito sulla legittimità del permesso di costruire. La Corte di Cassazione ha altresì richiamato i limiti del sindacato di legittimità circa la rivalutazione degli elementi di fatto, ritenendo infondate le doglianze sulla motivazione.

Norme richiamate

  • art. 323 cod. pen. (abuso d'ufficio)

    Applicata con riferimento agli elementi oggettivi e soggettivi del reato: la Corte ha ritenuto non integrati né l'elemento oggettivo (perché le illegittimità emerse non erano tali da configurare la condotta contestata nella sua gravità) né il dolo intenzionale richiesto.

  • art. 9 D.M. 2 aprile 1968, n. 1444

    Esaminata nella sua interazione con le norme tecniche di attuazione del P.R.G.: la Corte territoriale ha escluso la violazione delle disposizioni interpretate in combinato con le N.T.A.; la Cassazione ha ritenuto congrua tale valutazione.

  • art. 1.6.4 N.T.A. del P.R.G. del Comune di Giulianova

    Elemento centrale della controversia: la Corte di appello ha analizzato quale fosse la versione rilevante e ha ritenuto che, alla luce dell'interpretazione autentica nazionale, il permesso risultasse legittimo con riferimento ai limiti di distanza e all'altezza.

  • art. 5, comma 1, lett. b-bis), d.l. 8 aprile 2019, n. 32 ("sblocca cantieri")

    le disposizioni di cui all'art. 9, commi secondo e terzo, del decreto del Ministero dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, si interpretano nel senso che i limiti di distanza tra i fabbricati ivi previsti si considerano riferiti esclusivamente alle zone di cui al primo comma, numero 3), dello stesso articolo 9

    Considerata una norma di interpretazione autentica dalla giurisprudenza, applicabile ex tunc ai rapporti in corso; la Corte l'ha applicata per escludere la violazione normativa rispetto all'immobile ubicato in zona B2, e ciò ha influito sulla riconsiderazione del vizio del titolo edilizio.

  • artt. 110, 113, 44 lett. c) D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380; art. 181, comma 1-bis d.lgs. 22 gennaio 2004 n. 42; artt. 479 c.p.;

    Normative citate nel quadro delle imputazioni iniziali relative ai reati connessi a permessi e lavori edilizi; la decisione di merito ha riguardato in gran parte la valutazione delle violazioni amministrative e della loro incidenza penale.

  • artt. 605 e 585 cod. proc. pen. (motivi nuovi e impugnazioni)

    Richiamati nel procedimento (deposito di motivi nuovi dalle parti civili); la Corte ha valutato la ammissibilità e la rilevanza delle doglianze in sede di legittimità.

  • art. 611 cod. proc. pen. (memoria difensiva)

    Richiamato per memorie difensive depositate dalle parti; non ha inciso sul rigetto del ricorso di cassazione.

Massime di principio

  • La Cassazione sindaca principalmente questioni di diritto e la correttezza logica della motivazione: non è la sede per rinnovare la valutazione delle prove o sostituire la ricostruzione dei fatti fatta dai giudici di merito, salvo macroscopiche illogicità.
  • Quando una norma viene qualificata dalla giurisprudenza come norma di interpretazione autentica (ius superveniens), può essere applicata con efficacia retroattiva (ex tunc) ai rapporti in corso e modificare la valutazione della legittimità di atti amministrativi già emessi.
  • Per integrare il reato di abuso d'ufficio (art. 323 c.p.) occorrono sia un'illecità oggettiva significativa degli atti amministrativi sia l'elemento soggettivo del dolo intenzionale finalizzato a procurare un ingiusto vantaggio o a recare danno: la sola violazione formale o parziale di prescrizioni tecniche può non essere sufficiente.
  • In procedimenti con rinvio dalla Cassazione, il giudice del rinvio deve attenersi alle coordinate indicate dalla Suprema Corte ma ha autonomia nel valutare tecnicamente e motivare le conclusioni, purché la motivazione sia logica e congrua.
  • Le parti civili che impugnano decisioni che ridimensionano precedenti accertamenti di illegittimità devono dimostrare che la nuova valutazione dei fatti sia viziata da errori di diritto o da palese illogicità; non è sufficiente proporre una lettura alternativa dei fatti.
  • Nel contesto edilizio-amministrativo, la qualificazione della normativa locale rispetto a norme nazionali (es. D.M. 1444/1968) e l'eventuale efficacia retroattiva di interpretazioni autentiche sono decisivi per stabilire la legittimità degli atti autoritativi e, di conseguenza, la rilevanza penale di eventuali irregolarità.

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