Cassazione Penale, Sentenza n. 27390/2024 del 10/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. fondato su tre censure principali: 1) erronea percezione da parte della Corte di cassazione circa l'inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche, deducendo che tali captazioni derivassero da un distinto procedimento (Procura di Rieti) e che i reati emersi (importazione e contrabbando di alcool e tabacchi) fossero nuovi, commessi in altro territorio e non connessi a quelli originariamente autorizzati, con conseguente applicazione dell'art. 270 c.p.p.; 2) violazione dell'art. 625-bis per la mancata valutazione da parte dei giudici del merito della memoria e del parere tecnico-giuridico del professor Santacroce, allegato dagli difensori, utile a dimostrare l'insussistenza delle fattispecie di frode fiscale e a riconsiderare il computo delle somme ai fini della confisca; 3) fuorviante rappresentazione percettiva circa l'immissione delle merci in Italia, in quanto sarebbero state prospettate osservazioni tecnico-scientifiche (e un grafico) che avrebbero dimostrato l'irrilevanza dell'ipotesi di immissione in Italia, considerata meno conveniente rispetto ad altri Stati e comunque senza sequestro materiale dei beni. È stata altresì chiesta la sospensione degli effetti della sentenza impugnata per la sussistenza di gravità e probabilità di successo.
La decisione
Il ricorso straordinario è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che non sussistesse un "errore di fatto" (errore percettivo) rilevante ai sensi dell'art. 625-bis, ma questioni di valutazione tipiche del giudice di merito o di legittimità non sindacabili con il rimedio straordinario. Sulle intercettazioni la Corte ha osservato la genericità del ricorso e l'omessa allegazione degli atti del distinto procedimento, con conseguente inottemperanza all'onere di autosufficienza; inoltre le intercettazioni sono state ritenute riferibili alla stessa vicenda storica (vincolo di continuazione/connessione) e, dunque, utilizzabili. Quanto al parere di Santacroce, la Corte ha indicato che una consulenza tecnica in materia giuridica non può sostituirsi a strumenti istruttori previsti (art. 233) e che l'omessa confutazione di una memoria difensiva non determina automaticamente invalidità se non incide sulla tenuta logico-giuridica della motivazione; in ogni caso le doglianze costituivano richiesta di riconsiderazione del materiale probatorio (errore di giudizio). La Corte ha altresì precisato che la contestazione del quantum della confisca non era stata devoluta con specificità nel ricorso originario. In conclusione, rigetto dell'istanza, condanna del ricorrente alle spese processuali e irrogazione di sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Regola il ricorso straordinario per errore di fatto: tutelabile solo l'errore percettivo derivante da svista o equivoco nella lettura degli atti che abbia determinato una decisione diversa; non è ammesso per valutazioni di merito o rinnovata ponderazione delle prove.
art. 270, comma 1, cod. proc. pen.
Disciplina l'inutilizzabilità delle intercettazioni; la Corte ha ritenuto che non operasse nel caso in cui il fatto sia poi diversamente qualificato se le intercettazioni erano giustificate rispetto alla qualificazione al momento dell'autorizzazione e alla medesima vicenda storica.
Richiama concetti di connessione/continuazione tra reati: la Corte ha ritenuto la sussistenza di connessione sostanziale tra le fattispecie che giustifica l'utilizzabilità delle captazioni anche rispetto a persone diverse.
art. 165-bis disp. att. cod. proc. pen.
Regola la trasmissione e l'allegazione di atti al giudice dell'impugnazione; la Corte ha sottolineato che l'onere dell'indicazione e dell'allegazione di atti provenienti da fascicoli separati grava sul ricorrente, non potendo la cancelleria estrarre atti non presenti.
Consente alle parti di ottenere copie/estratti di atti a proprie spese; la Corte ha richiamato l'obbligo di diligenza della difesa nell'ottenere e allegare atti necessari.
Consente la presentazione di memorie scritte dalle parti; la Corte ha distinto tra memoria (atto ricognitivo) e consulenza tecnica/perizia, sottolineando i limiti di efficacia probatoria di un parere allegato come memoria.
Disciplina la consulenza tecnica d'ufficio e le perizie: la Corte ha ritenuto che una consulenza tecnica in materia giuridica non possa essere introdotta come perizia endoprocedimentale tramite semplice allegazione alla memoria di parte.
Norma la condanna alle spese e la sanzione pecuniaria per ricorsi inammissibili o infondati: la Corte ha disposto la condanna del ricorrente alle spese e a una somma per la Cassa delle ammende.
Massime di principio
- Il ricorso straordinario ex art. 625-bis tutela soltanto l'errore di fatto inteso come svista o equivoco percettivo sulla lettura degli atti; non è lo strumento per rinnovare o ribaltare valutazioni di merito o la ponderazione delle prove.
- Quando si eccepisce l'inutilizzabilità di atti provenienti da un distinto procedimento è imprescindibile indicare con precisione e allegare le copie degli atti contestati; l'inosservanza rende la doglianza aspecifica e inammissibile.
- La mera allegazione di un parere o di una consulenza in materia giuridica nella memoria di parte non equivale all'acquisizione di una perizia o consulenza tecnica; i giudici non sono obbligati a valorizzare tale documento come elemento probatorio decisivo.
- L'omessa valutazione di una memoria difensiva è rilevante solo se il ricorrente individua con precisione quale argomento decisivo sia stato ignorato e in che modo ciò abbia inciso sulla tenuta logico-giuridica della decisione.
- Per contestare l'utilizzabilità delle intercettazioni è necessario dimostrare la non riconducibilità degli stessi alle ragioni che avevano giustificato l'autorizzazione (e la connessione tra fatti); se dalle carte emerge continuità/connessione, l'eccezione rischia di risultare infondata.
- Se la piattaforma probatoria è eterogenea, chi impugna deve spiegare come l'espunzione di un elemento determinerebbe l'inesistenza del convincimento, tenendo conto della cosiddetta 'prova di resistenza'.
- Per ottenere la sospensione degli effetti di una sentenza per grave pregiudizio occorre dimostrare una qualificata probabilità di successo e un pregiudizio non restituibile; il semplice disaccordo sulla valutazione delle prove non è sufficiente.
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