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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1569/2024 del 12/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Conflitto negativo di competenza sollevato dal GUP di Potenza avverso la decisione della Corte di Appello di Lecce che, ritenuta la sopravvenuta connessione fra il procedimento in corso a Lecce e un procedimento a carico del magistrato Capristo pendente a Potenza, aveva annullato la sentenza di primo grado e trasmesso gli atti a Potenza ai sensi dell'art. 11 c.p.p. (competenza derogatoria quando è coinvolto un magistrato) chiedendo che fosse riconosciuta la competenza dell'autorità giudiziaria di Potenza. Il GUP di Potenza ha eccepito l'erronea applicazione del principio della perpetuatio iurisdictionis e ha contestato che elementi emergenti successivamente non potessero retroagire sul giudizio di primo grado; sono state pure sollevate questioni procedurali (notifiche ex art. 415-bis ecc.), ritenute però non decisive nella sede del conflitto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha giudicato il conflitto ammissibile e ha risolto affermando che: la competenza prevista dall'art. 11 c.p.p. ha natura funzionale e investe anche i procedimenti connessi (comma 3), potendo quindi determinare la competenza di un diverso ufficio anche in fase di impugnazione; tuttavia tale sopravvenuta competenza non retroagisce per invalidare un giudizio di primo grado regolarmente celebrato alla data in cui le condizioni sopravvenute non erano ancora maturate. Di conseguenza la Cassazione ha annullato senza rinvio la pronuncia della Corte di Appello di Lecce (per aver illegittimamente annullato la sentenza di primo grado) e ha dichiarato che la competenza per il giudizio di appello spetta alla Corte di Appello di Potenza, disponendo il prosieguo del processo nello stato in cui si trovava al momento della pronuncia annullata.

Norme richiamate

  • art. 11 cod. proc. pen.

    Disciplina una competenza derogatoria di natura funzionale per i procedimenti in cui è coinvolto un magistrato; il comma 3 estende la competenza ai procedimenti connessi. La norma può derogare al principio della perpetuatio iurisdictionis rispetto all'individuazione del giudice di grado successivo.

  • art. 12 cod. proc. pen.

    Definisce i criteri di connessione fra reati (es. continuazione) rilevanti per determinare la competenza per connessione richiamata dall'art. 11.

  • art. 24 cod. proc. pen.

    Regola l'annullamento della sentenza di primo grado per incompetenza del giudice che l'ha pronunciata; la Corte di Cassazione ha richiamato che tale rimedio non è utilizzabile quando il giudice di primo grado era competente al momento della decisione.

  • art. 28 cod. proc. pen.

    Norma sui conflitti di competenza; chiarisce i casi in cui il conflitto va risolto dalla Corte di Cassazione e quando prevale la decisione del giudice del dibattimento rispetto al giudice dell'udienza preliminare.

  • art. 32 cod. proc. pen.

    Attribuisce alla Corte di Cassazione il potere di decidere il conflitto di competenza; la Corte l'ha invocato per esaminare e risolvere la stasi processuale.

  • art. 45 cod. proc. pen.

    Rilevata analogia con la rimessione del processo: l'art. 11 è stato interpretato come disciplina che, per ragioni di imparzialità, individua un giudice competente ex lege anche in gradi successivi.

  • art. 415-bis cod. proc. pen.

    Norma sulle notifiche dell'avviso di conclusione indagini; le questioni sollevate relative a eventuali vizi di notifica sono state ritenute non decisive nella sede del conflitto di competenza.

  • art. 1 dispos. att. cod. proc. pen.

    Stabilisce la tabella di riparto dei distretti di Corte d'appello utile per individuare il distretto competente ai sensi dell'art. 11; nel caso ha indicato il trasferimento di competenza a Potenza.

  • art. 17 cod. proc. pen.

    Norma sulla riunione dei procedimenti pendenti nello stesso stato e grado; la Corte ha distinto chiaramente la connessione (criterio originario di competenza) dalla riunione (provvedimento ordinatorio discrezionale).

  • art. 623 cod. proc. pen.

    Richiamato come esempio di devoluzione di giudizi a organi diversi in sede di revisione/annullamento; usato per dimostrare che non è anomalo che un grado successivo sia trattato da giudice di altro distretto.

  • art. 568 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina impugnazioni per cassazione; la Corte ha ricordato che le decisioni di incompetenza non sono impugnabili in cassazione e possono dar luogo a conflitto ai sensi dell'art. 28.

  • art. 111 Cost.

    Richiamato per il principio della ragionevole durata del processo e per il valore costituzionale dell'economia processuale, che influisce sull'applicazione della perpetuatio iurisdictionis.

Massime di principio

  • La competenza prevista dall'art. 11 c.p.p. è di natura funzionale: può essere rilevata in ogni stato e grado e si estende ai procedimenti connessi (comma 3).
  • La sopravvenuta emersione di un procedimento connesso in un altro distretto può spostare la competenza per i gradi successivi (es. appello), ma non retroagisce per invalidare un giudizio di primo grado regolarmente celebrato quando, al tempo di quel giudizio, i presupposti della competenza derogatoria non sussistevano.
  • Il principio della perpetuatio iurisdictionis trova applicazione generale per certezza ed economia, ma è armonizzabile con la disciplina speciale dell'art. 11 che tutela l'imparzialità quando è coinvolto un magistrato.
  • Le questioni procedurali estranee al profilo di competenza (es. vizio di notifiche ex art. 415-bis) non sono decisive nella sede del conflitto di competenza e vanno trattate nei relativi gravami o nel giudizio di merito.
  • In caso di contrasto fra giudici (conflitto negativo), la Cassazione può verificare i fatti processuali e determinare la competenza, anche assegnandola a un terzo giudice diverso dai confliggenti.
  • Connessione fra procedimenti e riunione sono istituti distinti: la connessione è criterio autonomo di attribuzione della competenza anche se i procedimenti non pendono nello stesso stato e grado; la riunione resta misura ordinatoria discrezionale.

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