Cassazione Penale, Sentenza n. 8023/2025 del 27/02/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore della Repubblica ha presentato istanza di revoca della sospensione condizionale della pena concessa a Riccardo Arnone con provvedimento del G.I.P. del medesimo Tribunale (sentenza del 30/09/2020). Il Tribunale in composizione monocratica, adito in funzione di giudice dell'esecuzione, aveva dichiarato la propria incompetenza a decidere sull'istanza ritenendo che la domanda riguardasse una sentenza emessa dal G.I.P.; il G.I.P., ricevuti gli atti, ha dunque sollevato conflitto negativo di competenza sostenendo che, in base al principio giurisprudenziale, in sede esecutiva la competenza spetta al giudice che ha pronunciato la condanna divenuta irrevocabile per ultima.
La decisione
La Corte ha dichiarato ammissibile il conflitto sulla base dell'art. 28, comma 2, cod. proc. pen. e ha risolto il conflitto indicando la competenza del Tribunale di Velletri in composizione monocratica. Ha disposto la restituzione degli atti al giudice dell'esecuzione monocratico, motivando che il criterio rilevante in sede esecutiva è cronologico (art. 665, comma 4, cod. proc. pen.) e confermando la consolidata giurisprudenza secondo cui la competenza appartiene al giudice che ha pronunciato per ultimo la condanna irrevocabile, anche quando la questione attenga a un titolo esecutivo diverso o a più provvedimenti.
Norme richiamate
art. 28, comma 2, cod. proc. pen.
nei casi analoghi ai conflitti, qualora il contrasto sia tra giudice dell'udienza preliminare e giudice del dibattimento, prevale la decisione di quest'ultimo
Riconosciuta l'ammissibilità del conflitto tra giudici appartenenti allo stesso tribunale per individuare il giudice dell'esecuzione competente; la previsione va intesa sul piano dei compiti funzionali e consente alla Corte regolatrice di dirimere il contrasto
art. 665, comma 4, cod. proc. pen.
È stato interpretato come criterio oggettivo e cronologico per determinare la competenza del giudice dell'esecuzione: prevale il giudice che ha pronunciato per ultimo la condanna divenuta irrevocabile, senza distinzione tra singolo o pluralità di titoli esecutivi
Giurisprudenza consolidata (Sez. 1, n. 37300/2021; Sez. 1, n. 33923/2015; Sez. 1, n. 52201/2014)
Nel procedimento di esecuzione, in caso di pluralità di provvedimenti eseguibili nei confronti dello stesso soggetto, la competenza appartiene al giudice che ha pronunciato la condanna divenuta irrevocabile per ultima anche se la questione attiene ad un unico e diverso titolo esecutivo
La Corte ha confermato e applicato il principio giurisprudenziale che assegna la competenza al giudice che ha emesso l'ultimo provvedimento irrevocabile, consolidando l'interpretazione oggettiva/cronologica dell'art. 665, comma 4
Massime di principio
- In materia esecutiva, quando vi sono più provvedimenti eseguibili nei confronti dello stesso soggetto, la competenza si determina in base al criterio cronologico: è competente il giudice che ha pronunciato per ultimo la condanna divenuta irrevocabile.
- Il criterio cronologico previsto dall'art. 665, comma 4, c.p.p. è di tipo oggettivo e si applica indipendentemente dal fatto che la questione riguardi un singolo titolo esecutivo o più titoli diversi.
- Se sussistono contrasti interni allo stesso tribunale circa chi sia il giudice dell'esecuzione competente, è ammissibile sollevare conflitto negativo ex art. 28, comma 2, c.p.p.; la Corte regolatrice può quindi indicare il giudice competente e restituire gli atti.
- Quando un giudice dell'esecuzione si dichiara incompetente perché la controversia riguarda un atto pronunciato da un G.I.P., occorre verificare quale sia l'ultimo provvedimento irrevocabile; la mera provenienza dal G.I.P. non esclude automaticamente la competenza del giudice dell'esecuzione.
- Per evitare conflitti è utile, in fase di trasmissione/integrazione degli atti, richiamare la giurisprudenza dominante sul criterio cronologico e, se necessario, coinvolgere tempestivamente la Procura generale o sollevare il conflitto per ottenere una decisione definitiva sulla competenza.
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