Cassazione Penale, Sentenza n. 14897/2023 del 07/04/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva sostituito la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il difensore deduceva vizi di motivazione del provvedimento in ordine alla valutazione degli indizi di colpevolezza (contestando l'interpretazione del ruolo dell'Angi nella rapina, la rilevanza delle celle telefoniche, la discrepanza della targa e del codice di sblocco del telefono e l'interpretazione dei messaggi scambiati) e, soprattutto, l'omessa o insufficiente motivazione circa l'attualità delle esigenze cautelari e del pericolo di reiterazione del reato, atteso che dopo il 5/11/2021 non risultavano attività collegate ai fatti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato limitatamente all'omessa motivazione sulla sussistenza delle esigenze cautelari. Ha confermato che le valutazioni del Tribunale in ordine ai gravi indizi di colpevolezza non sono sindacabili in sede di legittimità se ben motivate, ma ha censurato la mancanza di una valutazione prognostica adeguata circa il pericolo di reiterazione del reato, soprattutto alla luce del significativo intervallo temporale tra i fatti e l'adozione della misura. Pertanto ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente alla parte relativa alle esigenze cautelari e ha rinviato al Tribunale di Torino per nuovo esame su quel punto; per il resto il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Norme richiamate
Sezioni Unite, n. 11 del 22/03/2000, Audino (Rv. 215828)
Sez. U, n. 11 del 22/03/2000
Sottolinea il compito della Corte di legittimità di verificare se il giudice di merito abbia adeguatamente motivato la gravità del quadro indiziario, secondo i canoni della logica e i principi che governano l'apprezzamento degli elementi indizianti; indica il modello motivazionale conforme agli artt. 292 e 546 c.p.p.
Richiama i requisiti formali e sostanziali della motivazione nelle decisioni del riesame delle misure cautelari; la motivazione deve rendere conto dei presupposti della misura.
Modello di motivazione cui deve ispiri la decisione cautelare, adattato alle pronunce fondate su indizi e non su prove complete.
Sez. 5, n. 11250 del 19/11/2018 (Avolio, Rv. 277242)
Sez. 5, n. 11250 del 19/11/2018 - dep. 13/03/2019
Richiede un'analisi prognostica approfondita sulla possibilità di condotte reiterative, che consideri modalità del reato, personalità dell'indagato, contesto socio-ambientale e l'effetto del tempo intercorso dai fatti.
Massime di principio
- In sede di legittimità non si può sostituire il giudizio di merito sulle valutazioni indiziarie se la motivazione è logica e congrua; la censura è però fondata quando manca la necessaria spiegazione prognostica circa le esigenze cautelari.
- Per disporre o confermare una misura cautelare per pericolo di reiterazione è indispensabile una motivazione che contenga un'analisi prognostica: non bastano formulazioni generiche; il giudice deve considerare modalità del fatto, personalità dell'indagato, contesto e il tempo trascorso dai fatti.
- Il difensore che impugni misure cautelari ottiene maggior successo se dimostra l'assenza di specifici elementi recenti che giustifichino il rischio di recidiva e la carenza di una valutazione concreta da parte del giudice.
- Il pubblico ministero e il giudice devono documentare elementi fattuali e cronologici (es. comportamenti successivi, contatti, nuove attività) che giustifichino la persistenza del pericolo per superare obiezioni sulla distanza temporale dai fatti.
- La Corte di Cassazione può annullare e rinviare quando la motivazione sulle esigenze cautelari è omessa o insufficiente, ma tende a non sindacare valutazioni di merito se adeguatamente motivate.
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