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Cassazione Penale, Ordinanza n. 31380/2025 del 19/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza di appello che lo ha ritenuto responsabile di una truffa consumata o tentata ai danni di una persona offesa, nell’ambito di una vicenda in cui, secondo la ricostruzione di merito, egli avrebbe indotto la vittima a credere di dover corrispondere euro 4.800,00 in relazione a un pacco destinato al nipote, così realizzando un artifizio/raggiro idoneo a ingannarla. Con il primo e il secondo motivo deduce violazione di legge in ordine agli elementi costitutivi della truffa e alla configurabilità del tentativo, sostenendo in sostanza l’insussistenza dell’inganno tipico e/o la non configurabilità della fattispecie tentata. Con il terzo motivo deduce violazione di legge e vizio di motivazione in ordine al diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i primi due motivi fossero meramente riproduttivi di censure già esaminate e adeguatamente respinte dalla Corte di merito, la quale aveva individuato artifizi e raggiri nella falsa rappresentazione della necessità di versare euro 4.800,00 per il pacco destinato al nipote, con idoneità ingannatoria della condotta; inoltre ha osservato che non vi era prova dell’assenza di concreta disponibilità della somma da parte della persona offesa o dell’impossibilità di procurarsela, profilo richiamato nella motivazione di merito. Il terzo motivo è stato ritenuto manifestamente infondato, poiché la Corte territoriale aveva valorizzato la rilevante entità del danno che l’imputato intendeva cagionare, pari all’esborso di euro 4.800,00, escludendo così uno dei presupposti per l’applicazione dell’art. 131-bis c.p. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 131-bis c.p.

    La particolare tenuità del fatto non è applicabile quando la condotta è connotata da un danno di rilevante entità, quale un esborso prospettato di euro 4.800,00.

  • art. 640 c.p.

    La truffa è stata ritenuta integrata dagli artifizi e raggiri consistiti nel far credere alla persona offesa di dover versare una somma di denaro per un pacco destinato a un terzo, così inducendola in errore.

  • art. 56 c.p.

    Il ricorso richiamava la configurabilità del tentativo, ma la censura è stata ritenuta infondata perché già disattesa in appello sulla base dell’idoneità ingannatoria della condotta.

Massime di principio

  • In tema di truffa, integra l’elemento degli artifizi e raggiri qualsiasi condotta che, mediante una falsa rappresentazione della realtà, sia idonea a indurre in errore la persona offesa e a orientarne le determinazioni patrimoniali.
  • La configurabilità del tentativo di truffa va apprezzata in relazione all’idoneità della condotta ingannatoria a raggiungere l’effetto decettivo e patrimoniale perseguito, non essendo sufficiente una censura meramente assertiva se la motivazione di merito ha già spiegato in modo coerente la sussistenza degli elementi costitutivi.
  • La particolare tenuità del fatto può essere esclusa quando l’offesa prospettata o il danno economico potenzialmente cagionato assumano entità significativa, tale da non consentire il riconoscimento del presupposto della esiguità del disvalore del fatto.
  • In cassazione sono inammissibili i motivi che si limitano a riprodurre censure già dedotte in appello e specificamente disattese con motivazione congrua, senza confrontarsi effettivamente con le ragioni della decisione impugnata.

Come è indicizzato

MaterieTruffaCause di non punibilitàImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioParte generaleProcesso penale
SottomaterieTruffa aggravata
IstitutiTentativoParticolare tenuità del fattoOnere della prova

Testo integrale

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