Cassazione Penale, Sentenza n. 44057/2024 del 03/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del giudice dell'esecuzione che, a seguito di annullamento con rinvio da parte della Corte di Cassazione, aveva revocato l'ordine di demolizione e la correlata ingiunzione a demolire emessa nei confronti di Aspromonte. Il Procuratore contesta, per violazione di legge (art. 31, comma 3 del d.P.R. 380/2001 e art. 7 L. 47/85), la legittimità del permesso di costruire in sanatoria (condono) rilasciato nel 2008, sostenendo che il permesso sarebbe illegittimo perché rilasciato dopo l'acquisizione dell'opera e dell'area al patrimonio comunale a seguito dell'infruttuoso decorso del termine di 90 giorni dalla notifica dell'ordine di demolizione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i profili dedotti dal ricorrente non rientrassero nei limiti di devoluzione fissati dal precedente annullamento con rinvio e che alcuni temi risultassero coperti da giudicato amministrativo. La Corte ha altresì precisato che il giudice dell'esecuzione avrebbe dovuto limitarsi a valutare la legittimità del permesso di costruire rilasciato alla luce del giudicato amministrativo (e dei presupposti del condono), e non rimettere in discussione profili non devoluti; infine ha confermato che la questione dell'acquisizione al patrimonio comunale era già stata esaminata dal TAR, il quale aveva ritenuto non provata la notifica necessaria per l'acquisizione.
Norme richiamate
Secondo la Corte, l'art. 31 comma 3 stabilisce che, in caso di infruttuoso decorso del termine di 90 giorni dall'ingiunzione di demolizione notificata, l'opera viene acquisita al patrimonio comunale; tuttavia l'effetto di acquisizione richiede la corretta notifica e l'accertamento dell'inottemperanza, prova della quale nel caso era assente per il TAR, sicché l'acquisizione non era considerata compiuta.
Norma richiamata in relazione alle discipline del condono; la Corte ha valutato le questioni sulla base delle regole del condono (e del d.l. 269/2003 convertito), distinguendo comunque tra condono e sanatoria ex art. 36 DPR 380/01.
d.l. n. 269/2003, convertito dalla L. n. 326/2003
d.l. 269/2003, conv. L. 326/2003
Riferimento normativo relativo al condono edilizio che ha consentito il rilascio del permesso in sanatoria n. 187/2008; la Corte indica che la legittimità del provvedimento va verificata alla luce della normativa sul condono e della giurisprudenza pertinente.
Richiamato dalla Corte per distinguere la sanatoria di cui all'art. 36 (sanatoria edilizia) dalla diversa fattispecie del 'condono' disciplinata dal decreto-legge del 2003; la Corte ha ritenuto che i profili relativi all'art. 36 non fossero pertinenti al caso principale, che attiene invece al condono.
Riferimento alla sentenza penale originaria che aveva applicato pene e disposto l'ordine di demolizione; la sentenza penale è il titolo originario dell'ordine di demolizione oggetto di successivi atti amministrativi e processuali.
Massime di principio
- Distinguere sempre tra 'condono' (misure straordinarie riconosciute da specifici provvedimenti normativi, es. d.l. 269/2003) e 'sanatoria' ordinaria prevista dall'art. 36 del DPR 380/2001: le due fattispecie hanno presupposti e effetti diversi e vanno valutate secondo la normativa specifica.
- L'acquisizione dell'opera al patrimonio comunale per decorso del termine di 90 giorni dall'ingiunzione di demolizione opera di diritto solo se è provata la corretta notifica e l'accertamento dell'inottemperanza; in assenza di tale prova l'acquisizione può essere ritenuta non perfezionata.
- In sede di esecuzione penale il giudice è vincolato ai limiti della devoluzione fissati dai provvedimenti di rinvio o dai giudicati amministrativi: non può decidere su questioni che siano già state oggetto di giudicato amministrativo o che non siano state devolute dalla Corte.
- Per contestare la legittimità di un permesso in sanatoria/condono è fondamentale produrre documentazione che provi i termini temporali (date di notifica degli ordini, di rilascio del permesso, di eventuale acquisto al patrimonio) e la legittimazione dell'istante a presentare la domanda.
- Se il Comune dichiara l'acquisizione di un bene al proprio patrimonio, la difesa deve richiedere e verificare l'atto di accertamento dell'inottemperanza e ogni prova di notifica; in mancanza, il provvedimento di acquisizione può essere annullato dal giudice amministrativo.
- Quando ci sono provvedimenti amministrativi (annullamento in autotutela, sentenze TAR) bisogna considerare il loro grado di definitività: un giudicato amministrativo vincola l'azione del giudice dell'esecuzione su quelle stesse questioni.
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