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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20925/2023 del 16/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del decreto che aveva confermato la confisca di vari beni e rapporti finanziari disposta nei confronti del proposto Salvatore Di Blasi e di terzi interessati. I ricorrenti contestavano: 1) la mancanza di motivazione e l'omessa considerazione della capacita' di risparmio dei coniugi e del periodo anteriore al 1997; 2) l'omessa o errata valorizzazione dei canoni derivanti da locazioni (affitti) e la possibilità per i terzi di computare proventi eventualmente frutto di evasione fiscale; 3) l'erronea conferma della confisca su parte del saldo di un libretto postale nonostante fossero state restituite somme riconducibili a prestazioni previdenziali, con richiesta di restituzione anche della residua somma ritenuta di provenienza lecita. Sostenevano inoltre che alcuni beni intestati a familiari non potessero essere ricondotti al proposto e che la perizia non avesse efficacemente indagato il periodo anteriore al 1997.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili per genericità e manifestata infondatezza. Ha ritenuto che la Corte territoriale avesse adeguatamente motivato l'attribuzione dei beni al proposto alla luce della sua pericolosità sociale sin dagli anni '90 e della mancanza, nei conviventi, di capacità economica sufficiente a giustificare gli acquisti. Ha confermato la correttezza della valutazione della sproporzione patrimoniale, l'assenza di elementi probatori idonei a dimostrare canoni locativi percepiti e la legittima esclusione dal computo dei proventi posto che non risultavano documentati e/o potevano derivare da evasione fiscale. Quanto al libretto postale, la Corte aveva disposto il dissequestro e la revoca della confisca per euro 104.671,20 ritenute provenienti da erogazioni previdenziali; la restante somma (circa euro 41.970,41) è stata mantenuta nella confisca per mancata prova della provenienza lecita. I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende per colpa nella proposizione dei ricorsi.

Norme richiamate

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 - art. 19

    Norma riguardante le misure di prevenzione patrimoniali e la confisca; applicata per valutare la sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati, con necessità che la provenienza lecita degli attivi sia adeguatamente dimostrata dai ricorrenti

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 - art. 20

    Norma collegata alle misure patrimoniali e alle relative procedure; richiamata nel contesto dell'accertamento e della perizia patrimoniale utile a determinare la sproporzione

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 - art. 24

    Stabilisce limiti al computo di proventi derivanti da evasione fiscale nel giudizio di sproporzione; la Corte ha ritenuto che proventi eventualmente frutto di evasione non possano essere utilizzati per giustificare la sproporzione, anche quando invocati dai terzi familiari

  • legge n. 575/1965, art. 2-ter comma 13 (ora richiamata come art. 26 comma 2 d.lgs. 159/2011)

    Presunzione rilevante in tema di intestazione fittizia: il rapporto familiare e la convivenza costituiscono elemento significativo per ritenere fittizia l'intestazione di beni quando il terzo risulta privo di effettiva capacita' economica; la Corte ha valorizzato tale principio per ricondurre beni intestati ai familiari al proposto

Massime di principio

  • Quando un bene è intestato a coniuge o figli, il giudice valuta la capacita' economica complessiva della famiglia: la mancanza di redditi idonei nei conviventi giustifica l'attribuzione al proposto
  • Le affermazioni sulla provenienza lecita di somme o sul ricevimento di canoni devono essere documentate con contratti, registrazioni e riscontri oggettivi; mere dichiarazioni verbali sono insufficienti
  • I proventi derivanti da evasione fiscale non possono essere utilizzati per giustificare la sproporzione patrimoniale; ciò vale anche quando i proventi sono invocati da terzi familiari
  • La Corte può considerare nell'esame globale anche elementi patrimoniali anteriori al periodo oggetto di perizia se utili a ricostruire la capacità di spesa e di risparmio complessiva
  • La prova della provenienza lecita di saldi bancari o postali è essenziale per ottenere il dissequestro o la revoca della confisca; se la provenienza resta ignota, la confisca può essere confermata
  • In sede di impugnazione in Cassazione i motivi devono essere specifici e ben documentati: censure generiche o non ancorate a elementi probatori concreti sono dichiarate inammissibili e possono comportare condanna alle spese e sanzioni

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