Cassazione Penale, Sentenza n. 00956/2026 del 12/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. e confermata dal Tribunale del riesame: il ricorrente contestava la mancata sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza rispetto ai reati di cui agli artt. 74 e 73 del D.P.R. n. 309/1990 (associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e traffico di stupefacenti), e la mancanza delle esigenze cautelari. In particolare sosteneva rapporti sporadici con il capo dell'organizzazione, ruolo occasionale, conversazioni intercettate criptiche e ricondotte ad attività lecite (sequestro di denaro derivante da lavoro), nonché mera partecipazione ai reati di cessione e non a una associazione strutturata.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato manifestamente infondato. Il Tribunale del riesame ha confermato la misura cautelare in carcere nei confronti di Messina, ritenendo sussistenti gravi indizi di partecipazione a un’associazione dedita al traffico di cocaina e crack organizzata da Mario Poidomani e il ruolo di corriere/custode del denaro attribuito a Messina. La decisione si è fondata su intercettazioni (anche ambientali), servizi di osservazione e pedinamento e sequestri, nonché sulla circostanza che l’attività di spaccio iniziava sistematicamente dopo i passaggi quotidiani di Messina presso l’abitazione del Poidomani. È stata inoltre disposta la condanna del ricorrente al versamento, in via equitativa, della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa (per ragioni di inammissibilità del ricorso).
Norme richiamate
D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74 (associazione finalizzata al traffico di stupefacenti)
La norma è stata interpretata come applicabile dato il quadro indiziario che evidenziava un sodalizio con base presso l’abitazione del promotore (Poidomani), con compiti organizzativi, di corriere e custodia del denaro per eludere controlli.
D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73 (illeciti in materia di stupefacenti)
Le condotte di trasporto e cessione di stupefacenti sono ritenute sufficientemente provate dagli elementi raccolti (intercettazioni, pedinamenti e sequestri) per configurare le fattispecie di traffico contestate.
Cass. Sez. 3, n. 44938 del 05/10/2021 (Gregoli)
Richiamato il principio secondo cui l'apprezzamento del contenuto delle intercettazioni e la loro interpretazione sono riservati al giudice di merito e possono essere sindacati in sede di legittimità solo in presenza di manifesta illogicità o irragionevolezza della motivazione.
Corte costituzionale, sentenza 13/06/2000, n. 186
Richiamato quale riferimento giurisprudenziale nel quadro del controllo di legittimità; non è emersa una violazione che giustifichi l'annullamento dell'ordinanza impugnata.
Massime di principio
- Elementi come intercettazioni, osservazioni, pedinamenti e sequestri, valutati complessivamente, possono costituire gravi indizi sufficienti per applicare misure cautelari anche se l'imputato nega i fatti o si avvale della facoltà di non rispondere.
- La continuità e la regolarità di contatti (es. passaggi quotidiani in orari riconoscibili correlati all'inizio dell'attività di spaccio) rafforzano l'ipotesi di inserimento stabile in un'associazione rispetto a rapporti occasionali.
- L'interpretazione del contenuto delle intercettazioni è compito del giudice di merito: il giudizio di legittimità può annullare solo per manifesta illogicità o irragionevolezza della motivazione che le recepisce.
- La presenza di compiti organizzativi o strumentali (es. trasporto dello stupefacente, custodia del denaro per eludere controlli) è indice di un ruolo rilevante nell'associazione e giustifica esigenze cautelari.
- Ricorsi per la revoca di misure cautelari basati su censure meramente rivalutative dei fatti e delle prove hanno scarse probabilità di successo e possono comportare sanzioni pecuniarie per l'inammissibilità o l'infondatezza manifestata.
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