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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12975/2023 del 28/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti di Antonio Fratianni per il tentato omicidio, premeditato e aggravato dall'uso del cosiddetto "metodo mafioso", e per i reati connessi di detenzione e porto illegale d'arma. Il ricorrente ha dedotto: 1) mancata considerazione delle circostanze riferite nell'interrogatorio di garanzia e diversa interpretazione delle intercettazioni; 2) omissione di valutazione di elementi difensivi e mancata spiegazione della natura de relato delle dichiarazioni testimoniali; 3) erronea valutazione della tempistica delle paure e degli spostamenti dell'indagato (alibi in Abruzzo) e della rilevanza delle intercettazioni posteriori allo sventato attentato ai suoi danni; 4) inadeguata scelta della misura cautelare.

La decisione

Il Tribunale ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato o generico. Ha confermato la sussistenza della gravità indiziaria valorizzando: le dichiarazioni di Sollazzo (ritenute attendibili e in parte per cognizione diretta riguardo al progetto contro Fratianni), le immagini di videosorveglianza, le incongruenze nell'alibi dell'indagato (videochiamate costruite, chiamata da D'Avanzo la mattina del fatto, abbandono del cellulare per oltre dieci ore) e il tentativo dimostrato di preorganizzare coperture. Il Tribunale ha altresì ritenuto adeguata la misura custodiale in relazione al pericolo di fuga e di reiterazione del reato. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    La Cancelleria provvederà agli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Riferimento procedurale a adempimenti successivi alla pronuncia (comunicazioni per provvedimenti cautelari).

  • aggravante del cosiddetto "metodo mafioso"

    Il giudice ha ritenuto sussistente l'aggravante del metodo mafioso, elemento che ha inciso sulla qualificazione del fatto e sulla competenza territoriale in fasi precedenti; dall'accertamento dell'aggravante è derivata la riaffermazione della necessità di misure cautelari più severe.

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 44938 del 05/10/2021, Rv. 282337

    Principio richiamato secondo cui l'interpretazione e la valutazione del contenuto delle intercettazioni sono questione di fatto rimessa al giudice di merito e sindacabile in sede di legittimità solo per manifesta illogicità o irragionevolezza della motivazione.

Massime di principio

  • In tema di intercettazioni, l'interpretazione del contenuto è tipicamente questione di merito: in sede di legittimità occorre dimostrare la manifesta illogicità o insufficienza della motivazione per ottenere il sindacato.
  • Le dichiarazioni di coindagati o collaboratori (anche se in parte riportate) possono avere efficacia indiziaria se contengono elementi di cognizione diretta e sono riscontrate da altri elementi probatori (CCTV, incongruenze dell'alibi, comportamenti sospetti).
  • Per contrastare efficacemente una misura cautelare basata su gravía indiziaria è necessario proporre censure specifiche e puntuali che colleghino singoli elementi probatori a carenze logiche della motivazione, non lamentele generiche.
  • Comportamenti quali la simulazione di presenza in altro luogo (es. videochiamate), l'abbandono volontario del telefono per lunghe ore o incongruenze nei contatti con presunti ospitanti possono essere interpretati come indizi probatori di volontà di occultare i propri movimenti.
  • La sussistenza dell'aggravante del "metodo mafioso" incide sia sulla qualificazione del fatto che sulla valutazione della pericolosità, e può giustificare misure cautelari più gravose e trasferimenti di competenza tra uffici giudiziari.

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