Cassazione Penale, Sentenza n. 37216/2022 del 03/10/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Carbonara ha chiesto la riparazione per ingiusta detenzione per il periodo dall'8/07/2015 al 16/06/2017, sostenendo che un errore nell'ordine di esecuzione (in particolare nell'applicazione del vincolo della "continuazione in executivis" tra varie sentenze comprese nel provvedimento di cumulo del 7/03/2012) aveva determinato l'esecuzione di una pena in misura diversa rispetto a quella corretta. Il ricorrente ha fatto valere che il provvedimento del G.I.P. del 13/03/2015, poi annullato parzialmente dalla Corte di Cassazione (sent. n. 3948/2016), conteneva un vizio che aveva portato a un periodo di detenzione eccedente.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che la discrepanza tra la durata della detenzione e il fine pena sia derivata dall'esercizio di un potere discrezionale del giudice dell'esecuzione nell'estendere il vincolo della continuazione ad un maggior numero di reati, e non da un errore di diritto o da un ordine di esecuzione illegittimo tale da giustificare la riparazione. La Corte ha richiamato l'orientamento giurisprudenziale secondo cui il diritto all'equa riparazione sussiste quando la detenzione è dovuta a violazione di legge da parte dell'autorità procedente, mentre non può essere riconosciuto quando la discrepanza deriva da decisioni discrezionali del giudice (salvo che ricorra comportamento doloso o grave colpa del detenuto). Di conseguenza la domanda di riparazione è stata respinta e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
Riferimento alla disciplina dell'equa riparazione per detenzione ingiusta; è stato richiamato l'intervento della Corte Costituzionale che ha esteso il diritto alla riparazione anche per detenzioni dovute ad errore nell'ordine di esecuzione (sent. Corte Cost. n. 310/1996).
Costituzione, artt. 3 e 24
Richiamati come norme di rango costituzionale cui la Corte Costituzionale ha fatto riferimento per l'illegittimità parziale di disposizioni che limitavano il diritto alla riparazione.
Convenzione europea dei diritti dell'uomo, art. 5
Principio che impone il diritto alla riparazione per arresto o detenzione ingiusti; la giurisprudenza nazionale e CEDU sono stati utilizzati per interpretare i limiti del diritto alla riparazione.
Corte Costituzionale, sent. n. 310/1996
Ha dichiarato l'illegittimità della parte di art. 314 cod. proc. pen. che non prevedeva l'equa riparazione per detenzione ingiusta dovuta a errore di esecuzione, estendendo la tutela costituzionale e convenzionale.
Corte Costituzionale, sent. n. 219/2008
Richiamata in relazione ai casi in cui la detenzione cautelare eccede la pena poi inflitta; ha inciso sull'interpretazione dei limiti di riconoscimento della riparazione.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (massime citate)
Sez. 4 n. 3382/2017 (Riva); Sez. 4 n. 4240/2016 (Laratta); Sez. 4 n. 40949/2015 (D'Aguì); Sez. 4 n. 17118/2021 (Marinkovic); Sez. 4 n. 57203/2017 (Paraschiva); Sez. 4 n. 25092/2021 (Iorio); Sez. 4 n. 30059/2022
La Corte di legittimità ha precisato che il diritto alla riparazione può sussistere anche quando la discrasia tra detenzione e pena deriva da vicende successive alla condanna, purché venga accertata una violazione di legge dell'autorità procedente e non un esercizio lecito di poteri discrezionali. In particolare l'errore non può consistere nell'esercizio di un potere discrezionale del giudice dell'esecuzione (es. riconoscimento della continuazione in executivis) salvo che la decisione presenti profili di illegittimità o difetto motivazionale rilevante.
Corte EDU, Messina c. Italia (n. 39824/07)
Utilizzata per affermare che la detenzione rimasta sine titulo per effetto di liberazione anticipata o simili può essere ingiusta; la CEDU richiede adeguata motivazione quando sono in gioco decisioni discrezionali che incidono sui diritti dell'interessato.
Massime di principio
- Il diritto all'equa riparazione per detenzione ingiusta è previsto anche quando l'errore deriva da un ordine di esecuzione errato; tuttavia occorre distinguere tra errore/violazione di legge e normale esercizio di poteri discrezionali.
- Quando la discrepanza tra detenzione e pena eseguita dipende dall'esercizio di potestà discrezionali del giudice dell'esecuzione (es. riconoscimento della continuazione o sua estensione), tale scelta non costituisce di per sé motivo per riconoscere la riparazione, salvo che si dimostri una illegittimità, un vizio di motivazione grave o comportamento doloso/gravemente colposo del detenuto.
- La motivazione del provvedimento di merito deve essere adeguata: difetti motivazionali significativi possono trasformarsi in errore di diritto idoneo a fondare la riparazione.
- La giurisprudenza richiede un esame caso per caso: anche vicende successive alla condanna possono dare diritto alla riparazione se c'è una violazione di legge nella fase esecutiva, mentre le scelte discrezionali ben motivate non danno diritto alla riparazione.
- La CEDU impone che le decisioni che incidono sulla legittimità della detenzione siano adeguatamente motivate; l'assenza di spiegazioni logico-giuridiche può essere rilevante ai fini dell'equa riparazione.
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