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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41558/2023 del 12/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Galluccio ha chiesto la revoca della sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Napoli il 15/02/2013 (divenuta irrevocabile il 24/09/2013) per violazione del principio del ne bis in idem. Sostiene che la sentenza della Corte d'appello di Napoli del 9/02/2022, che ha prosciolto per estinzione del reato il capo E relativo a ricettazione di ingenti quantitativi di merci contraffatte commesse il 5/04/2008, riguarda la stessa condotta già giudicata nel procedimento concluso nel 2013 (sequestro del 5/04/2008: scarpe Hogan e Nike e altri beni), per cui il successivo proscioglimento determinerebbe la violazione del divieto del doppio giudizio e giustificherebbe la revoca della sentenza del 2013.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto corretta e logicamente motivata l'ordinanza della Corte d'appello di Napoli secondo cui non vi è identità dei fatti storici: i beni e le quantità indicate nei due procedimenti risultano diverse (es. 8580 scarpe Nike e 969 paia senza marchio nel procedimento del 2013 vs. ingenti quantitativi non precisati e anche altri capi nel capo E del 2022). La Corte ha inoltre ricordato che, anche ammessa l'identità, l'art. 669 comma 8 cod. proc. pen. impone l'esecuzione della pronuncia di condanna divenuta irrevocabile se il proscioglimento per estinzione è intervenuto successivamente all'irrevocabilità. Di conseguenza il ricorso è inammissibile e il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Norma riferita al rimedio revocatorio per vizio del giudicato, invocata dal ricorrente per dedurre la violazione del ne bis in idem; la Corte osserva che il motivo implica accertamenti di fatto non ammessi in cassazione

  • art. 669, comma 8, cod. proc. pen.

    Prevede che, se il proscioglimento per estinzione del reato interviene successivamente all'irrevocabilità di una condanna, debba comunque eseguirsi la pronuncia di condanna precedente; utilizzata dalla Corte per escludere che il proscioglimento del 2022 possa privare di effetto la condanna irrevocabile del 2013

Massime di principio

  • Per far valere il divieto del ne bis in idem in Cassazione occorre che la censura non richieda accertamenti di fatto: se la questione implica ricostruzione empirica dell'identità degli elementi materiali, la via corretta è il giudizio di esecuzione o altri rimedi consentiti, non l'impugnazione in Cassazione
  • La valutazione dell'identità del fatto si effettua sulla base della realtà empirico-naturalistica (beni, quantità, circostanze temporali e materiali): differenze operative su questi elementi possono sostenere la diversità del fatto
  • Se un proscioglimento o proscioglimento per estinzione interviene dopo che una condanna è divenuta irrevocabile, l'art. 669 comma 8 impone in genere l'esecuzione della pronuncia di condanna anteriore; quindi un proscioglimento successivo non cancella automaticamente gli effetti esecutivi della condanna precedente
  • Le censure che richiedono il confronto dettagliato di provvedimenti, descrizioni di beni sequestrati o quantità sono trattazioni di merito e possono risultare inammissibili in cassazione; è preferibile sollevare osservazioni formali o produrre elementi che impediscano la necessità di nuovi accertamenti di fatto
  • Le conseguenze economiche e di spese sono frequenti in caso di ricorso dichiarato inammissibile: valutare costi e probabilità di successo prima di proporre impugnazioni che sollevano questioni prevalentemente fattuali

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