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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19500/2022 del 18/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso la conferma della condanna per tentato furto continuato in privata dimora, aggravato dalla violenza sulle cose. L'imputato è stato arrestato in flagranza nelle cantine di un condominio dopo aver forzato il portone e le singole cantine e sottratto numerosi oggetti di valore. Il ricorrente ha censurato: 1) il diniego di prevalenza delle circostanze attenuanti generiche (e dell'ulteriore attenuante ex art. 62, comma 1, n. 4 c.p.) sulla recidiva, sostenendo che le attenuanti dovessero prevalere invece di essere ritenute equivalenti all'aggravante; 2) la eccessiva dosimetria della pena ai sensi dell'art. 133 c.p., lamentando che non si sia tenuto conto della sua condizione di disoccupato e senza fissa dimora e della funzione rieducativa della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Quanto al primo motivo, ha ritenuto legittima la decisione del giudice d'appello che ha operato un bilanciamento discrezionale tra circostanze, motivandolo con la gravità dei fatti, la pluralità delle persone offese, il valore della refurtiva e i precedenti penali (alla base della recidiva). Quanto al secondo motivo, la censura sulla dosimetria è stata dichiarata inammissibile per genericità e perché la pena, pur ritenuta restrittiva, è rimasta nei limiti prossimi al minimo legale e la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Il ricorrente è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 624-bis cod. pen. (furto in abitazione)

    La norma speciale menzionata impone regole particolari sul giudizio di bilanciamento tra circostanze, con riferimento all'ultimo comma; la Corte ha osservato che la recidiva, prevista in relazione ai precedenti, era l'unica aggravante soggetta a comparazione speciale e che il giudice d'appello ha adeguatamente motivato la scelta di equivalenza rispetto alle attenuanti

  • art. 133 cod. pen. (determinazione della pena)

    La Corte ricorda che il giudice, nel dosare la pena, deve considerare gli elementi indicati dall'art. 133; il sindacato di legittimità è però limitato: la Cassazione controlla l'assenza di mero arbitrio o ragionamento illogico e la presenza di sufficiente motivazione, non riesamina discrezionalmente la congruità della pena

  • art. 62, comma 1, n. 4 cod. pen. (attenuante per particolare tenuità di pena o altra attenuante prevista)

    L'attenuante è stata riconosciuta in concreto dal giudice di merito ma considerata, nel bilanciamento, equivalente rispetto alla recidiva; la Corte ha ritenuto legittima tale valutazione discrezionale quando motivata con elementi fattuali relativi alla gravità del fatto e alla personalità del reo

Massime di principio

  • Il giudizio di bilanciamento tra aggravanti e attenuanti è discrezionale: la Cassazione interviene solo in presenza di mero arbitrio o di motivazione illogica o insufficiente.
  • Per ottenere la prevalenza delle attenuanti è necessario che il giudice di merito dimostri, con motivazione adeguata, gli elementi che rendono le attenuanti prevalenti; semplici affermazioni generiche non sono sufficienti.
  • Le censure sulla dosimetria della pena in Cassazione devono essere specifiche e dimostrare un vizio logico o l'assenza di motivazione; una pena fissata nei limiti prossimi al minimo è difficilmente ritenuta eccessiva.
  • La condizione personale del reo (es. disoccupazione, senza fissa dimora) deve essere esplicitamente valorizzata e collegata alla funzione rieducativa per incidere concretamente sulla determinazione della pena; la mera evocazione dello stato socio-economico senza analisi concreta è insufficiente.
  • Quando la legge speciale disciplina il confronto tra circostanze (come nel caso di cui all'art. 624-bis), il giudice deve rispettare i criteri normativi: la mancata applicazione del criterio speciale può essere censurata solo se la motivazione è carente o illogica.

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