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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15480/2025 del 18/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza di condanna per reati in materia di stupefacenti (art. 73, d.P.R. n. 309/1990), articolando tre motivi: 1) vizio di violazione di legge e di motivazione sul capo b) (detenzione e custodia di marijuana ritrovata in appartamento), lamentando carenze logiche e probatorie e richiamando artt. 192 e 533 c.p.p.; 2) vizio di motivazione e di diritto sul capo a) (importazione/cessione tramite invio con corriere), sostenendo che la condotta andasse ritenuta tentata e richiamando l'art. 56 c.p. e art. 73 d.P.R. 309/1990; 3) errore di competenza territoriale (art. 8 c.p.p.), contestando che la competenza fosse assegnata a Roma.

La decisione

Il ricorso in Cassazione è stato rigettato. La Corte ha ritenuto i motivi infondati o manifestamente generici. Sul capo b) ha confermato la valutazione di merito: le intercettazioni telefoniche, la sequenza degli eventi, la corrispondenza tipologica degli stupefacenti trovati nell'auto e nell'appartamento, e la relazione personale al traffico del ricorrente giustificano la condanna; l'interpretazione delle intercettazioni e del linguaggio criptico è questione di fatto e non sindacabile in Cassazione salvo manifesta illogicità, non ravvisata. Sul capo a) è stato ribadito il principio consolidato secondo cui la fattispecie di acquisto/importazione si consuma con l'accordo sulle condizioni essenziali (quantità, qualità, prezzo) e con atti idonei a concretizzare la consegna (qui l'invio tramite corriere), pertanto non sussiste la ricqualificazione in tentativo. Sulla competenza territoriale la Corte ha confermato l'individuazione della competenza in Roma, ritenendo unitarie e connesse le condotte relative allo stesso carico e facendo riferimento al luogo di consumazione rilevante. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73

    art. 73, comma 1, d.P.R. n. 309 del 1990

    La Corte ha applicato l'art. 73 ritenendo integrata la fattispecie di detenzione ai fini di spaccio e importazione/cessione; ha ritenuto che l'accordo sulla quantità/qualità/prezzo e atti concreti (spedizione tramite corriere) siano idonei a configurare il reato consumato e non il tentativo.

  • Codice Penale, art. 56

    Il ricorrente sosteneva la configurabilità del tentativo ai sensi dell'art. 56; la Corte ha ritenuto invece che le condotte e gli accordi raggiunti dimostrassero la consumazione, richiamando giurisprudenza che individua la consumazione nell'accordo efficace e negli atti idonei al trasferimento della droga.

  • Codice di Procedura Penale, art. 8

    art. 8, primo comma, cod. proc. pen.

    Applicata per determinare la competenza territoriale: la Corte ha considerato le condotte connesse e relative allo stesso carico come unità di reato e ha fatto riferimento al luogo di consumazione rilevante (Roma) per la competenza.

  • Codice di Procedura Penale, artt. 192 e 533

    artt. 192 e 533 cod. proc. pen.

    Richiamati dal ricorrente in relazione al vizio di motivazione; la Corte ha ritenuto che la decisione di appello si fosse adeguatamente saldata con la motivazione di primo grado, formando un unico corpo argomentativo e quindi immune dalla censura prospettata.

Massime di principio

  • In Cassazione la valutazione delle prove di fatto (intercettazioni, conversazioni telefoniche, corrispondenze materiali) è tipicamente insindacabile salvo manifesta illogicità o contraddittorietà: criticare l'interpretazione delle intercettazioni è difficile se i giudici di merito hanno dato motivazioni coerenti.
  • Per i reati di cessione/importazione di stupefacenti, la consumazione può integrarsi con la sola conclusione dell'accordo sulle condizioni essenziali (quantità, qualità, prezzo) e con atti idonei a concretizzare la consegna (es. organizzazione e spedizione tramite corriere); non è sempre necessaria la materiale consegna della droga.
  • La ricostruzione del linguaggio criptico o cifrato nelle intercettazioni è questione di fatto: se l'interpretazione appare logica e fondata sulle massime di esperienza, non è sindacabile in sede di legittimità.
  • Le censure generiche o meramente ripropositive già esaminate in appello sono spesso inammissibili in Cassazione per genericità; occorre specificare profili di diritto e di motivazione posti a fondamento della doglianza.
  • La competenza territoriale per reati plurimi collegati allo stesso carico si determina guardando alla locale consumazione della prima delle condotte o al luogo di consumazione del reato assorbente più grave quando le azioni sono unitarie e senza soluzione di continuità.

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