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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15163/2025 del 16/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore impugnava l'ordinanza del GIP in sede di esecuzione che, nel rideterminare la pena complessiva per continuazione tra più condanne, aveva: 1) individuato come violazione più grave il reato di cui all'art. 416-bis (punto 3) mentre, secondo la decisione rescindente, la violazione più grave doveva essere quella indicata al punto 4) (tentato omicidio aggravato) per la quale il giudice di cognizione aveva inflitto la pena più grave; 2) omesso di quantificare e motivare gli aumenti di pena per la circostanza aggravante ex art. 7 L. n. 203/1991 e per la continuazione interna con gli altri reati (artt. 10, 12 e 14 L. n. 497/1974 e 648 c.p.), e in generale non aveva motivato distintamente gli incrementi per i reati satellite, riducendo inoltre in modo non motivato la pena base da anni 14 a anni 9 mesi 4.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha escluso la questione di incompetenza funzionale (non sopravvenuti nuovi fatti che cambino la competenza), ma ha censurato l'ordinanza sotto il profilo della determinazione della pena. Ha stabilito che il giudice dell'esecuzione deve: scorporare i reati riuniti in continuazione, individuare il reato più grave quale pena base (quello per cui il giudice di cognizione ha inflitto la pena maggiore), quindi quantificare e motivare separatamente gli aumenti per ciascun reato satellite (anche per quelli già riuniti in continuazione), senza eccedere gli aumenti già fissati in sentenza irrevocabile e tenendo conto del limite del triplo previsto dall'art. 81 c.p. e del criterio dell'art. 671 c.p.p. Conseguentemente la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo esame al Tribunale di Catanzaro in diversa composizione.

Norme richiamate

  • art. 416-bis c.p.

    Il reato di associazione di tipo mafioso è uno dei reati considerati nella valutazione della continuazione; la Corte ha osservato che occorre individuare quale tra i reati sia quello più grave in base alla pena concreta inflitta dal giudice di cognizione.

  • art. 81 c.p.

    Fornisce i criteri per la determinazione della pena complessiva in caso di concorso di reati: la Corte ricorda il rispetto del limite del triplo della pena stabilita per la violazione più grave (commi primo e secondo) e la necessità di considerarlo nella rideterminazione.

  • artt. 10, 12, 14 L. n. 497/1974

    Norme che aggravano i reati commessi per finalità di tipo mafioso: la Corte ha rilevato che gli aumenti connessi a tali circostanze devono essere quantificati e motivati separatamente dal giudice dell'esecuzione.

  • art. 7 L. n. 203/1991

    Circostanza aggravante richiamata nelle sentenze di condanna: la sua incidenza sul calcolo della pena va espressamente conteggiata e motivata nella rideterminazione della pena complessiva.

  • art. 442 c.p.p.

    Previsione relativa agli effetti della sentenza di condanna (es. diminuzione per il rito abbreviato): la Corte sottolinea che gli abbattimenti (come quello per il rito abbreviato) devono essere applicati dopo aver correttamente determinato la pena base e gli aumenti.

  • art. 671, comma secondo, c.p.p.

    Criterio da osservare nella determinazione della pena in sede esecutiva; la Corte richiede che il giudice tenga conto di tale criterio unitamente ai limiti di legge (art. 81 c.p.) quando quantifica gli aumenti per i reati satellite.

  • art. 665 c.p.p.

    Norma sulle competenze del tribunale e del giudice dell'esecuzione: la Corte ha ritenuto infondata la censura sulla diversa competenza funzionale, richiamando il principio che nel giudizio di rinvio non si rimettono in discussione gli elementi di competenza definiti dalla sentenza di annullamento, salvo nuovi fatti.

  • artt. 56, 110, 575, 629, 577, 648, 99 c.p. e altri articoli richiamati nelle sentenze di condanna

    Articoli sostanziali relativi ai reati per i quali sono state pronunciate le singole condanne: la loro presenza influisce sulla determinazione degli aumenti e sulla scelta del reato più grave ai fini del nuovo calcolo esecutivo.

Massime di principio

  • Nel procedimento di rideterminazione della pena per continuazione tra condanne separate, il giudice dell'esecuzione deve prima scorporare i reati e individuare quale sia quello più grave in base alla pena concretamente inflitta dal giudice di cognizione; tale pena va assunta come base prima di calcolare gli aumenti.
  • Gli aumenti di pena per ciascun reato satellite devono essere quantificati e motivati singolarmente dal giudice dell'esecuzione; non è sufficiente un calcolo complessivo o indifferenziato.
  • Il giudice dell'esecuzione non può aumentare gli incrementi oltre quelli già fissati dal giudice di cognizione nella sentenza irrevocabile, e deve rispettare il limite del triplo previsto dall'art. 81 c.p.
  • Eventuali abbattimenti (es. per il rito abbreviato) devono essere applicati solo dopo che la pena base e gli aumenti sono stati determinati correttamente e motivati.
  • La questione di competenza funzionale non può essere riformulata nel giudizio di rinvio se la sentenza di annullamento ha già definito la competenza, salvo l'emergere di nuovi fatti che alterino la definizione giuridica della fattispecie.
  • Se la decisione del giudice dell'esecuzione è viziata per omissione di motivazione o per errata quantificazione degli aumenti, la Cassazione annulla e rinvia per nuovo esame a diversa composizione del tribunale.

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