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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15069/2025 del 16/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per ottenere la riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo di custodia cautelare in carcere (27/01/2012-19/10/2012) e arresti domiciliari (19/10/2012-06/02/2013). La detenzione era fondata su indizi di partecipazione a un accordo corruttivo con esponenti della cosiddetta associazione Valle-Lampada (intercettazioni, dichiarazioni di coimputati e confessione di Mongelli). In sede di riparazione la Corte d'Appello aveva escluso il diritto all'indennizzo ritenendo sussistente una colpa grave del ricorrente (omessa segnalazione, comportamento deontologicamente scorretto, fuga di notizie, lavoro in nero e occultamento di proventi). Il ricorrente censura la motivazione della Corte territoriale sostenendo che le condotte ritenute ostative non risultano accertate nel giudizio di merito o non sono idonee ad avere inciso sull'adozione della misura cautelare.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha censurato l'ordinanza impugnata per aver violato i limiti fissati dalla sentenza rescindente: la Corte d'appello ha valorizzato fatti non accertati o irrilevanti ai fini della custodia cautelare e non ha indicato elementi di prova che giustificassero il disconoscimento del diritto all'indennizzo. In conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per un nuovo esame conformemente ai principi indicati dalla sentenza rescindente.

Norme richiamate

  • art. 110 c.p., art. 81 comma 2 c.p., art. 319 c.p.

    Norme penali richiamate con riferimento ai reati di corruzione e al concorso di persone; la sentenza ricostruisce che la misura cautelare era fondata su indizi interpretabili in chiave corruttiva ma la Cassazione richiede che ogni valutazione sul nesso tra condotte del ricorrente e custodia sia ancorata a fatti accertati nel giudizio di merito

  • art. 3 legge 9 dicembre 1941, n. 1383

    Norma richiamata nel quadro delle ipotesi di elusione degli accertamenti finanziari; utilizzata per descrivere il fatto-reato contestato ma non determinante ai fini della decisione di Cassazione sulla riparazione

  • art. 314 c.p.p.

    Riferimento alla nozione di comportamento gravemente colposo nel procedimento di riparazione; la sentenza rescindente e la Cassazione richiedono che la colpa grave sia motivata e desumibile da fatti accertati o non negati nel giudizio di merito

  • art. 361 c.p.

    Omissione di denuncia: la Cassazione puntualizza che, per un pubblico ufficiale, la colpa grave ostativa può consistere o in una omissione di denuncia ex art.361 o in una grave negligenza nella valutazione delle condotte altrui tali da generare nell'autorità giudiziaria l'erroneo convincimento della partecipazione al reato

  • artt. 7 e 9 codice deontologico della Guardia di Finanza

    Norme deontologiche invocate dalla Corte territoriale (dovere di segnalazione, modalità di comportamento negli incontri); la Cassazione osserva che violazioni deontologiche possono rilevare solo se idonee a creare la falsa apparenza di un illecito penale che abbia influito sulla misura cautelare

  • art. 12 codice deontologico della Guardia di Finanza

    Divieto per i militari di svolgere attività in conflitto con i doveri di servizio; la Corte d'appello ha richiamato il lavoro 'in nero' e attività commerciali del ricorrente, ma la Cassazione richiede che tali elementi siano collegati causalmente all'adozione della misura cautelare

  • art. 19 comma 5 Regolamento di disciplina militare e art. 10 Ordinamento Corpo Guardia di Finanza

    Richiami normativi relativi alla disciplina militare e all'applicabilità; la Corte territoriale aveva invocato tali regole per censurare la tutela della riservatezza delle operazioni, ma la Cassazione chiede specifiche prove del nesso con la custodia cautelare

  • Giurisprudenza consolidata (Sez. U. n. 43 del 13/12/1995 Sarnataro)

    Principio richiamato: il giudice della riparazione deve attenersi a fatti accertati o non negati nel giudizio di merito; non può desumere dolo o colpa grave da comportamenti ritenuti non provati nel processo di cognizione

Massime di principio

  • Nel giudizio di riparazione per ingiusta detenzione il giudice deve fondare l'esclusione dell'indennizzo solo su fatti accertati o non negati nel processo di merito; non è consentito valorizzare condotte non provate in giudizio per negare la riparazione
  • Per i pubblici ufficiali la colpa grave ostativa si concretizza tipicamente in una omissione di denuncia (art.361 c.p.) oppure in una grave negligenza o imperizia nella valutazione delle condotte altrui, tale da far sorgere un errore dell'autorità procedente sulla loro partecipazione al reato
  • Violazioni deontologiche o condotte disciplinari possono rilevare ai fini della riparazione solo se sono idonee a creare, all'epoca dell'adozione della misura, la falsa apparenza di un illecito penale che abbia incidenze prevedibili sulla libertà personale
  • Fatti emersi solo successivamente alla misura cautelare o non considerati dall'autorità che ha adottato la misura non possono giustificare retroattivamente la privazione della libertà se non è dimostrato il nesso causale con la decisione cautelare
  • Il semplice svolgimento di incontri informali con soggetti indiziati non è di per sé sufficiente a configurare colpa grave; occorrono elementi probatori che dimostrino la consapevolezza della condotta corruttiva o l'omessa, determinante segnalazione/sanzione
  • Il giudice che riesamina la riparazione deve esplicitare le fonti probatorie e il nesso logico-causale tra le condotte ritenute ostative e l'adozione o il mantenimento della misura cautelare

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