Cassazione Civile, Ordinanza n. 17272/2022 del 27/05/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)
La controversia
La controversia riguarda la determinazione delle somme dovute in conseguenza di un provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001 relativo a un terreno sito nel territorio comunale. La Corte d'appello aveva liquidato indennità di espropriazione, indennità di occupazione senza titolo e danno patrimoniale, ritenendo il fondo non edificabile perché classificato da tempo in zona F, destinata a verde attrezzato e servizi pubblici, già dal primo strumento urbanistico e in precedenza agricola. I proprietari ricorrono per cassazione con due motivi: con il primo denunciano violazione delle norme sull'acquisizione sanante e sulla determinazione dell'indennità espropriativa, sostenendo che il giudice di merito avrebbe errato nel calcolare l'indennizzo di un terreno non agricolo senza valorizzare correttamente l'area omogenea e la zona territoriale, in contrasto con i principi di Corte costituzionale n. 181/2011, e avrebbe considerato impropriamente la densità fondiaria anziché quella territoriale; inoltre lamentano la mancata considerazione della vicinanza al centro cittadino e della maggiore appetibilità del fondo, anche sotto il profilo della lesione dell'art. 1 Prot. n. 1 CEDU e dell'art. 3 Cost. Con il secondo motivo contestano la valutazione del valore del bene, assumendo che avrebbero dovuto rilevare le varianti urbanistiche riguardanti aree limitrofe e che il fondo dovesse essere stimato in modo più elevato in ragione delle sue caratteristiche e della possibilità di frazionamento e migliore sfruttamento.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché la Corte territoriale si era correttamente attenuta al principio secondo cui, ai fini indennitari e risarcitori, conta la qualificazione urbanistica concreta del suolo e il criterio dell'edificabilità legale: un'area destinata stabilmente a verde pubblico e servizi pubblici non è edificabile, neppure se vicina a zone con caratteristiche diverse o se presenta una generica appetibilità di mercato. Ha altresì osservato che il giudice di merito aveva correttamente escluso la rilevanza di varianti relative ad altre aree, perché non incidenti sulla porzione oggetto di acquisizione, e aveva legittimamente considerato, nella stima del valore venale, anche le possibilità di utilizzazione diverse dall'edificazione privata, come il frazionamento in piccoli orti urbani, in coerenza con il criterio del valore venale pieno e con la giurisprudenza costituzionale e di legittimità richiamata. Conseguentemente i ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento dell'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001
norma richiamata per la determinazione delle somme dovute in caso di acquisizione sanante del bene occupato dalla pubblica amministrazione
richiamato dai ricorrenti per sostenere i criteri di liquidazione dell'indennità, ma la Corte lo coordina con il principio dell'edificabilità legale
richiamato dai ricorrenti in tema di indennità di espropriazione; la Corte ribadisce che la stima va ancorata al valore venale e alla concreta destinazione urbanistica
richiamato dai ricorrenti; la Corte afferma che le aree non edificabili vanno valutate secondo il loro effettivo valore venale, tenendo conto di usi diversi da quello agricolo
art. 1, Prot. n. 1 CEDU
invocato dai ricorrenti a sostegno della censura di disparità/ingiustizia nella quantificazione, ma la censura è ritenuta infondata
art. 3 Cost.
invocato dai ricorrenti per lamentare disparità di trattamento; la Corte non ravvisa violazioni
D.L. n. 333 del 1992, art. 5-bis
richiamato per il sistema di distinzione tra aree edificabili e non edificabili e per la successiva evoluzione del criterio indennitario
richiamata come legge di conversione del D.L. n. 333 del 1992
richiamato nella parte dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale in combinato con altre disposizioni
richiamato nella parte dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale in combinato con altre disposizioni
richiamata come norma di sostituzione degli originari criteri poi colpiti da illegittimità costituzionale
L. n. 2359 del 1865, art. 39
indicato come base generale del criterio del valore venale pieno
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater
norma applicata per il raddoppio/ulteriore importo del contributo unificato in caso di rigetto del ricorso
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-bis
richiamato come parametro del contributo unificato dovuto
Massime di principio
- Ai fini della determinazione dell'indennità di espropriazione o del risarcimento per acquisizione sanante, il criterio decisivo è la qualificazione urbanistica legale del suolo: sono edificabili solo le aree in cui l'edificazione privata sia consentita dalla disciplina urbanistica concreta.
- Le aree destinate stabilmente a finalità pubblicistiche, quali verde attrezzato e servizi pubblici, non possono essere trattate come edificabili per il solo fatto di essere vicine al centro urbano o a zone più pregiate.
- Quando il suolo non è edificabile, la sua stima deve comunque riflettere il valore venale pieno, potendo tenere conto di utilizzazioni intermedie o alternative lecite rispetto all'edificazione, purché assentite dalla normativa vigente.
- Le varianti urbanistiche o le destinazioni di aree limitrofe non incidono sulla stima del bene espropriato se non hanno riguardato la specifica porzione oggetto di acquisizione.
- Nel valutare il valore del fondo, il giudice può considerare le peculiarità concrete del bene e le sue possibilità di sfruttamento economicamente apprezzabili, ma senza eludere la distinzione tra edificabilità legale e non edificabilità.
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