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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34002/2022 del 15/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto la liquidazione dell'equa riparazione per ingiusta detenzione subita dal 19/04/2018 al 28/12/2018, dovuta a un presunto errato ordine di esecuzione emesso in mancanza di definitività del giudizio. Ha impugnato l'ordinanza della Corte d'Appello che dichiarò la domanda inammissibile, denunciando nullità e carenza di motivazione dell'ordinanza ai sensi dell'art. 606 lett. b), c) ed e) c.p.p. e contestando l'interpretazione secondo cui la riparazione richiederebbe una sentenza definitiva assolutoria

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta la decisione della Corte d'Appello secondo cui non è possibile accedere alla riparazione per ingiusta detenzione fino a quando il procedimento principale non sia definito con decisione irrevocabile che accerti l'erroneità o l'illegittimità dell'ordine di esecuzione. Ha richiamato la sentenza della Corte Costituzionale n. 310/1996 e la giurisprudenza della Corte di Cassazione che affermano la necessità della definitività del giudizio. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese sostenute dal Ministero resistente

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Il riferimento testuale ai commi 1 e 2 è interpretato nel senso che il diritto all'equa riparazione presuppone l'esito definitivo del giudizio principale; il giudice della riparazione non può decidere fintantoché il procedimento principale non sia concluso con decisione irrevocabile

  • art. 606 cod. proc. pen. (lett. b), c) ed e))

    Le censure proposte dal ricorrente (nullità e carenza di motivazione dell'ordinanza) sono state esaminate, ma la Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile per ragioni preliminari di mancata definitività del giudizio, senza accoglimento delle deduzioni di nullità

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 310/1996

    Ha riconosciuto il diritto all'equa riparazione anche per la detenzione derivante da ordine di esecuzione errato, ma la Corte di Cassazione interpreta tale principio richiedendo comunque l'accertamento definitivo dell'illegittimità/erroneità con decisione irrevocabile

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna pecuniaria alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso

  • Giurisprudenza della Cassazione (es.: Sez.4, n.35333/2001 Sandberg; Sez.4, n.2623/2018 Shehu; Sez.4, n.8117/2005 Arrisicato)

    La giurisprudenza consolidata afferma che, anche quando l'ordine di esecuzione sia errato o illegittimo, il diritto all'equa riparazione può essere riconosciuto solo dopo la definizione definitiva del procedimento principale che accerti l'erroneità/illegittimità

Massime di principio

  • La domanda di equa riparazione per ingiusta detenzione derivante da un ordine di esecuzione ritenuto erroneo è generalmente inammissibile fino a che il procedimento penale principale non si sia concluso con decisione irrevocabile che accerti l'erroneità o l'illegittimità dell'ordine
  • La sentenza della Corte Costituzionale n. 310/1996 amplia il diritto alla riparazione ma non elimina il requisito della definitività del giudizio, secondo l'interpretazione della Corte di Cassazione
  • In presenza di un procedimento principale ancora pendente, il giudice della riparazione può dichiarare l'istanza inammissibile; chi invoca l'equa riparazione deve dunque verificare la definitività del provvedimento che ha originato la detenzione
  • Le doglianze formali sull'ordinanza (mancanza di motivazione, nullità) non sono decisive se ricorre una causa preliminare d'inammissibilità fondata sull'assenza della definitiva conclusione del procedimento principale
  • In analoghe situazioni pratiche è opportuno raccogliere e allegare al giudice della riparazione la documentazione che dimostri la definitività della pronuncia sul procedimento principale o attendere la decisione definitiva prima di proporre istanza di riparazione

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