Cassazione Penale, Sentenza n. 37422/2024 del 10/10/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il PM impugnava l'ordinanza del GIP dell'8.2.2024 che aveva respinto la convalida dell'arresto e la richiesta di misura cautelare nei confronti di Khady Mbaye, indagata per violazione di domicilio aggravata e rapina pluriaggravata. Denunciava violazione di legge con riferimento agli artt. 380, 382 e 391 c.p.p., sostenendo che il GIP avrebbe confuso il giudizio di convalida dell'arresto con quello relativo alla misura cautelare e che aveva omesso di motivare adeguatamente il requisito della "quasi-flagranza", dato che la donna era stata fermata a breve distanza dall'abitazione della vittima e indossava abiti corrispondenti alla descrizione fornita dalla vittima al NUE; il PM affermava che il mancato ritrovamento della somma non escludeva comunque la presenza di "cose o tracce" (es. il vestiario) idonee a fondare la quasi-flagranza.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato. Ha richiamato il principio per cui il ricorso per cassazione contro la mancata convalida dell'arresto è ammesso solo per vizi di legittimità (titolo del reato, esistenza della flagranza, rispetto dei termini) ed esclude la sindacabilità in ordine a valutazioni di merito e di gravità indiziaria. Ha altresì precisato che il riesame del diniego di misura cautelare non può avvenire in Cassazione (deve essere impugnato con appello al tribunale del riesame). Sulla questione di merito relativa alla "quasi-flagranza" la Corte ha ricordato la distinzione giurisprudenziale tra l'ipotesi di "inseguimento" (che richiede percezione diretta del fatto da parte degli operanti) e l'ipotesi del rinvenimento dell'indiziato con "cose o tracce" riconducibili al reato; ha però ritenuto che il GIP abbia compiuto un apprezzamento di merito (ritenendo insufficiente il solo abbigliamento, in mancanza del ritrovamento della somma) non sindacabile in Cassazione, con conseguente rigetto del ricorso.
Norme richiamate
Norma richiamata in relazione ai presupposti della convalida dell'arresto/fermo; la Corte ricorda che il controllo di legittimità in Cassazione è limitato e non entra nella valutazione di merito.
Disposizione sulla flagranza e sulla nozione di "quasi-flagranza"; la Corte distingue le due forme di quasi-flagranza (inseguimento con percezione diretta vs. rinvenimento con cose o tracce) e ne illustra i limiti applicativi.
Richiamato quale norma del procedimento di convalida; utilizzato nel contesto del ricorso per convalida dell'arresto, con sottolineatura dei limiti della sindacabilità in Cassazione.
Norma che disciplina l'appello del pubblico ministero avverso il diniego di misura cautelare al tribunale del riesame; la Corte ricorda che il ricorso per Cassazione non può sostituirsi a quell'appello.
Richiamato per precisare che il ricorso unico del PM non può essere convertito in appello ai sensi di tale norma: quando sono impugnati sia la mancata convalida sia il rigetto della misura, la Cassazione decide solo sulla convalida.
art. 606, comma 1, lett. b), c.p.p.
Norma che disciplina i motivi di ricorso in Cassazione; la Corte osserva che i rilievi del PM attengono in gran parte a valutazioni di merito non rientranti nei motivi di illegittimità valutabili.
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione avverso la mancata convalida dell'arresto è ammesso solo per vizi di diritto (titolo del reato, flagranza, termini): non è il canale per rimettere in discussione valutazioni di merito sulla gravità indiziaria.
- Il diniego di misura cautelare non è impugnabile in Cassazione: il PM deve utilizzare l'appello al tribunale del riesame (art. 310 c.p.p.). Un unico ricorso che impugna sia la mancata convalida sia il rigetto della misura può essere deciso in Cassazione solo sul primo profilo.
- La nozione di "quasi-flagranza" va interpretata in senso unitario ma distinguendo due fattispecie: (a) l'inseguimento basato su percezione diretta del fatto da parte degli operanti e (b) il rinvenimento dell'indiziato con "cose o tracce" immediatamente riferibili al reato. Solo in quest'ultima ipotesi l'acquisizione di informazioni "aliunde" (es. descrizione della vittima) può legittimare l'arresto se gli elementi rinvenuti consentono un collegamento immediato e probante.
- Elementi come l'abbigliamento corrispondente alla descrizione possono costituire "tracce" utili alla quasi-flagranza, ma la loro valutazione è rimessa al giudice di merito e può essere ritenuta insufficiente se manca il ritrovamento di altri elementi (es. la refurtiva).
- Quando l'arresto si fonda soltanto sulla segnalazione della vittima senza riscontro in cose o tracce rinvenute, si applicano le cautele indicate dalla giurisprudenza (ex Ventrice): l'arresto può risultare illegittimo se manca la condizione di collegamento immediato e autonomo fra operante, tracce e indiziato.
- Per il PM che intenda contestare la valutazione del GIP sulla sussistenza di "cose o tracce" è più efficace procedere con gli strumenti del merito (es. appello al riesame per la misura cautelare) o raccogliere ulteriori elementi probatori sul campo, poiché la Cassazione non rivede apprezzamenti di fatto.
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