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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31987/2022 del 30/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Grasso impugnava la sentenza della Corte d'appello di Catania (02/07/2020) che aveva confermato la condanna (04/02/2019, G.i.p. Tribunale di Siracusa) per estorsione aggravata. Deduceva carenza di motivazione circa gli elementi costitutivi del reato e il superamento del dubbio ragionevole, sostenendo che le somme pretese con minacce erano di sua proprietà (lascito ereditario della madre) e quindi mancava l'ingiusto profitto e l'altrui danno; le dichiarazioni della persona offesa e di terzi non sarebbero idonee a fondare la condanna.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile (art. 616 c.p.p.), ritenendo che le questioni sollevate siano questioni di merito e di fatto non consentite in sede di legittimità (es. esistenza e ammontare dell'eredità, eventuale debito del padre). Ha ritenuto adeguata e coerente la motivazione dei giudici di merito, che avevano quantificato l'ingiusto profitto in "mai meno di cento euro a settimana", difficilmente riconducibile al generico e apodittico richiamo a un lascito indeterminato. Perciò il ricorso, fondato su deduzioni apodittiche e generiche, è stato respinto come inammissibile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare alla Cassa delle ammende la somma di euro tremila, per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • Decreto-legge n. 137/2020

    La Corte ha fatto riferimento alla trattazione dell'udienza ai sensi della disposizione emergenziale; la citazione è meramente procedurale e attesta la modalità di trattazione adottata.

  • Codice di procedura penale

    L'art. 616 c.p.p. disciplina l'inammissibilità del ricorso per cassazione: la Corte ha applicato tale norma per dichiarare inammissibile il ricorso che solleva esclusivamente questioni di merito e di fatto non sindacabili in sede di legittimità.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non è competente a riesaminare questioni di fatto o valutazioni probatorie adottate dai giudici di merito; i ricorsi che si limitano a contestare la valutazione delle prove o l'esistenza/ammontare di fatti (es. eredità, credito) sono generalmente inammissibili.
  • Per opporre con successo una sentenza per cassazione è necessario dedurre violazioni di legge o vizi della motivazione evidenziabili dal solo esame del provvedimento impugnato (contraddizioni logiche, mancanza assoluta di motivazione, travisamento normativo), non meriti d'apprezzamento fattuale.
  • Asserti fatti nuovi o allegazioni apodittiche e indeterminate (es. "c'era un lascito" senza documentazione o indicazione dell'ammontare) non permettono alla Cassazione di entrare nel merito: bisogna documentare e proporre tali questioni già nei gradi di merito o produrre elementi che dimostrino l'insussistenza di una decisione logica e motivata.
  • Un ricorso manifesto privo di fondamento può comportare la condanna alle spese e l'irrogazione di sanzioni alla Cassa delle ammende; dunque è prudente valutare attentamente la rilevanza giuridica dell'impugnazione prima di proporla.
  • Se si sostiene che le somme contestate appartengono al ricorrente (es. per eredità), è necessario fornire prova documentale (atti successori, conti, scritture) e puntare su vizi giuridici della valutazione probatoria piuttosto che su meri contrasti interpretativi dei fatti.

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