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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15773/2025 del 23/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza, perché nel corso del giudizio il ricorrente ha rinunciato al ricorso avendo ottenuto la sostituzione della misura cautelare dagli arresti domiciliari all'obbligo di dimora. Poiché la modificazione della misura è andata nella direzione invocata dal ricorrente, il giudice ha disposto che non si proceda alla condanna per spese processuali.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di revoca o sostituzione della misura degli arresti domiciliari. Il ricorrente ha dedotto vizio di motivazione sostenendo che era stato licenziato (provvedimento del 17/05/2023) e, prima ancora, sospeso dal servizio ai sensi dell'art. 4 l. 27 marzo 2001 n. 97, sicché non sussisterebbe più il concreto pericolo di reiterazione del reato; ha inoltre richiamato la durata della misura (oltre due anni, oltre la metà della pena inflitta) come elemento per rideterminare le esigenze cautelari.

Norme richiamate

  • art. 4 l. 27 marzo 2001 n. 97

    La sospensione obbligatoria dal servizio prevista dalla norma è stata richiamata dalla difesa per dimostrare l'impossibilità di tornare in servizio e quindi la riduzione del rischio di reiterazione; nel provvedimento di merito il giudice ha considerato tale elemento ma ha ritenuto non provata la definitività del licenziamento nella fase oggetto dell'ordinanza impugnata.

  • principio processuale della sopravvenuta carenza

    Applicato per dichiarare inammissibile il ricorso quando, nel corso del giudizio, il ricorrente ottiene la sostituzione della misura richiesta o rinuncia al ricorso: l'interesse alla decisione viene meno e non è necessaria statuizione sul merito; se l'esito sopravvenuto è favorevole al ricorrente, il giudice può evitare la condanna alle spese.

Massime di principio

  • Se il rimedio richiesto dal ricorrente si realizza prima della decisione (es. sostituzione della misura cautelare), il ricorso diventa spesso inammissibile per sopravvenuta carenza: il processo perde oggetto.
  • La perdita della qualifica pubblicistica o il licenziamento possono ridurre il pericolo di reiterazione, ma è necessario fornire documentazione che attesti la definitività del provvedimento; provvedimenti non definitivi o non provati non producono automaticamente effetti favorevoli.
  • La sospensione dal servizio (es. ai sensi dell'art. 4 l. 27/2001) è rilevante per valutare il rischio di reiterazione, ma da sola non garantisce la revoca della misura cautelare se non è integrata da prove concrete e definitività degli atti disciplinari.
  • La durata della misura cautelare rispetto alla pena inflitta (es. misura protratta oltre metà della pena) è un elemento da considerare nella rivalutazione delle esigenze cautelari, ma non determina automaticamente la modifica o revoca della misura: il giudice compie un bilanciamento complessivo delle esigenze di prevenzione, difesa sociale e garanzia del procedimento.
  • Quando il provvedimento sopravvenuto è favorevole al ricorrente, i tribunali possono non condannare il ricorrente alle spese processuali; tuttavia, in assenza di esito favorevole sopravvenuto, il ricorrente deve comunque documentare gli elementi nuovi per ottenere la sostituzione o revoca della misura.

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