Cassazione Penale, Sentenza n. 15766/2025 del 23/04/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugna la decisione della Corte territoriale che l'ha condannata in solido come responsabile civile ai sensi dell'art. 31, comma 3, del TUIF per operazioni poste in essere dall'imputato Raffaele Ciro Del Gaudio. FinecoBank sostiene che Del Gaudio non è mai stato consulente o intermediario della banca, che non è mai esistito alcun incarico formale o sostanziale di promozione/collocamento, che non sono state pagate provvigioni e che non sussistono elementi tali da creare l'apparenza di un mandato da parte della banca. La ricorrente contesta l'applicazione dell'apparenza del diritto e deduce violazione degli artt. 2049 e 1228 c.c. nonché un errore nel ritenere l'esistenza di un mandato ex art. 31 TUIF.
La decisione
Il ricorso è stato respinto (rigetto/inammissibilità in parte contestata dalla difesa contraria) e la decisione della Corte territoriale è stata confermata: la banca è stata ritenuta responsabile in solido sulla base del principio dell'apparenza e delle condizioni indicate dall'art. 31 TUIF. Il giudice di legittimità ha ritenuto che, allo stato degli elementi di fatto emersi in giudizio, fosse fondata la conclusione che l'imputato aveva operato in modo da far ragionevolmente apparire un collegamento/mandato con FinecoBank e che la banca non avesse efficacemente provato l'assenza di un rapporto o la mancanza di colpa idonea ad escludere la responsabilità.
Norme richiamate
art. 31, comma 3, TUIF (Testo Unico Intermediari finanziari)
Norma che consente di estendere la responsabilità all'intermediario quando sussistono le condizioni dell'apparenza di un rapporto di intermediazione: la corte ha utilizzato questa disposizione per ritenere integrati i presupposti della responsabilità in solido della banca nonostante l'assenza di un incarico formale.
art. 1703 e ss. cod. civ. (mandato)
Riferimento ai principi del mandato e all'apparenza di rappresentanza: la Corte ha valutato il principio dell'apparenza in funzione degli elementi fattuali e della disciplina del mandato, indicando che l'assenza di un mandato formale non esclude la responsabilità se sussiste un'apparenza idonea a ingenerare affidamento nel terzo.
art. 2049 cod. civ.
Richiamato dalla difesa della banca come norma rilevante in tema di responsabilità per fatto di terzi; la Corte ha distinto la normativa generale (art. 2049) dalla disciplina speciale del TUIF, ritenendo che l'applicazione del TUIF potesse fondare la responsabilità anche in assenza degli elementi evocati dalla ricorrente.
art. 1228 cod. civ.
Richiamato a sostegno dell'eccezione sull'onere di vigilanza e responsabilità del committente; la Corte ha valutato che la ricorrente non abbia dimostrato in modo efficace l'assenza di colpa o la diligente organizzazione tale da escludere la responsabilità imposta dal TUIF.
Massime di principio
- La responsabilità dell'intermediario può fondarsi non solo su un incarico formale ma anche sull'apparenza: se il comportamento di un soggetto è tale da far ragionevolmente presumere un rapporto con l'ente, quest'ultimo può essere ritenuto civilmente responsabile.
- L'assenza di un incarico formale o di provvigioni non esclude di per sé la responsabilità: conta l'insieme delle circostanze che possono creare affidamento nel terzo (contatti, modo di presentarsi, collocamento dell'operazione).
- Spetta alla parte che invoca l'estraneità dimostrare in modo efficace l'assenza di rapporto e l'adozione di tutte le cautele organizzative e di controllo idonee a impedire l'ingenerarsi dell'apparenza.
- La disciplina speciale (es. art. 31 TUIF) può prevalere o integrare le regole generali di responsabilità civile, per cui la banca deve sorreggersi su prove concrete per disinnescare l'apparenza di mandato.
- Nelle controversie di questa natura il giudice valuta l'apparenza in termini oggettivi: non è decisivo il solo fatto che la vittima non abbia 'letto' il contratto o che il terzo non avesse biglietti da visita; rilevano tutte le circostanze che hanno concorso a formare l'affidamento.
- Le doglianze procedurali (autosufficienza del ricorso, inammissibilità) possono interrompere il giudizio di merito, ma quando ammesse vanno valutate separatamente dalle questioni di fatto e di prova che fondano la responsabilità.
Testo integrale
Continua a leggere gratis
Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.
7 giorni di prova · Nessuna carta di credito
Hai già un account? Accedi
La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
Altri documenti di Giurisprudenza penale
- Sentenza penale · 23 apr 2025Cassazione Penale, Sentenza n. 15767/2025 del 23/04/2025
- Sentenza penale · 23 apr 2025Cassazione Penale, Sentenza n. 15768/2025 del 23/04/2025
- Sentenza penale · 23 apr 2025Cassazione Penale, Sentenza n. 15769/2025 del 23/04/2025
- Sentenza penale · 23 apr 2025Cassazione Penale, Sentenza n. 15771/2025 del 23/04/2025
- Sentenza penale · 23 apr 2025Cassazione Penale, Sentenza n. 15772/2025 del 23/04/2025
- Sentenza penale · 23 apr 2025Cassazione Penale, Sentenza n. 15773/2025 del 23/04/2025
Cerchi altro? Cerca gratis in Giurisprudenza penale →