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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 02286/2026 del 21/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma del sequestro preventivo del furgone cassonato targa CR495NA, di sua proprietà, sostenendo: (1) insufficienza del fumus del reato perché, pur essendo il veicolo stato visto transitare carico di rifiuti, non vi era prova che lo guidasse egli o altro soggetto identificato, dunque mancava l'attribuibilità della condotta; (2) carenza di motivazione circa il periculum per il sequestro finalizzato alla confisca, rilevando che il PM aveva chiesto il sequestro solo a fini impeditivi e non la confisca, e che il GIP e il riesame non avevano adeguatamente motivato l'esigenza impeditiva e il pericolo di reiterazione/peggioramento delle conseguenze del reato in caso di restituzione.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse a seguito del dissequestro del veicolo operato con provvedimento del 23/10/2025: essendo il bene restituito, l'eventuale accoglimento del ricorso non produrrebbe effetti utili per il ricorrente. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 500 in favore della Cassa delle Ammende. In motivazione la Corte ha richiamato l'orientamento consolidato secondo cui l'interesse previsto dall'art. 568, comma 4 c.p.p. deve essere attuale e concreto e viene meno con la revoca del sequestro preventivo.

Norme richiamate

  • art. 256 d.lgs. 152/2006

    Norma che disciplina il reato contestato (illecita gestione di rifiuti); citata quale contestazione penale principale a carico degli indagati e richiamata nella decisione di merito che ha motivato il sequestro preventivo del veicolo.

  • art. 259 d.lgs. 152/2006

    Norma che prevede la confisca obbligatoria per talune fattispecie ambientali; il Tribunale del riesame aveva richiamato tale previsione nel motivare il rischio di confisca quale circostanza collegata all'esigenza cautelare, anche se il PM aveva chiesto il sequestro solo a fini impeditivi.

  • art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.

    Norma di rito che il ricorrente ha invocato per censurare presunte violazioni di legge (motivo di cassazione); la Corte ha però non analizzato il merito per inammissibilità dell'impugnazione per mancanza di interesse.

  • art. 125 c.p.p.

    Richiamato dal ricorrente in relazione ai requisiti di motivazione; la censura verteva sulla apparente carenza motivazionale del giudice di merito circa il fumus e il periculum.

  • art. 321 c.p.p.

    Richiamato in relazione ai provvedimenti cautelari reali e ai relativi requisiti motivazionali; il ricorrente ha contestato la motivazione del GIP e del riesame ex art. 321.

  • art. 568, comma 4 c.p.p.

    Norma richiamata implicitamente dalla Corte per il principio dell'interesse attuale e concreto all'impugnazione: la revoca del sequestro fa venire meno l'interesse e rende inammissibile il ricorso per cassazione.

Massime di principio

  • Se l'oggetto del sequestro viene restituito prima della decisione in Cassazione, il ricorso per cassazione contro il provvedimento cautelare può risultare inammissibile per mancanza di interesse, perché non ci sarebbe un effetto utile derivante dall'accoglimento.
  • In impugnazioni di provvedimenti cautelari reali l'interesse ex art. 568 c.p.p. deve essere concreto e attuale: la perdita dell'oggetto del contendere (dissequestro) estingue l'interesse all'impugnazione.
  • Le censure sulla carenza di fumus e sull'attribuibilità del fatto richiedono che il ricorrente dimostri l'assenza di collegamento probatorio tra il bene e la condotta criminosa; tuttavia, anche fondate censure sostanziali non impediscono l'inammissibilità se manca l'interesse processuale.
  • Se il PM richiede il sequestro a fini impeditivi e il GIP dispone il sequestro anche finalizzato alla confisca, la parte può contestare la motivazione sul periculum e la congruità della misura; tali censure sono però rilevanti solo se permane l'interesse ad agire (cioè se il bene non è stato restituito).
  • Per preservare l'azione di impugnazione, il difensore dovrebbe tempestivamente segnalare e impugnare il dissequestro o chiedere misure cautelari provvisorie; in alternativa, valutare azioni volte a mantenere l'interesse (ad es. impugnazioni interlocutorie immediate) prima della restituzione del bene.

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