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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18271/2023 del 03/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Benati impugnava l'ordinanza del Tribunale di Ravenna che aveva rigettato il riesame avverso il decreto di sequestro preventivo di €11.740 rinvenuti nella sua abitazione, sostenendo contraddittorietà e apparente incoerenza della motivazione ai sensi dell'art. 325 c.p.p.: il Tribunale, pur escludendo un nesso di pertinenzialità tra il denaro e il reato contestato (coltivazione e detenzione di stupefacenti), aveva comunque confermato il vincolo ritenendo che la somma fosse idonea ad agevolare la commissione di altri reati (nuova coltivazione). Il ricorrente aveva inoltre documentato la possibile lecita provenienza del denaro da vendite agricole.

La decisione

La Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato al Tribunale di Ravenna per un nuovo giudizio. Il motivo dell'annullamento è il difetto di motivazione su un elemento essenziale del sequestro impeditivo: il Tribunale aveva motivato soltanto il periculum in mora (possibile impiego del denaro per una nuova coltivazione) senza fornire una motivazione adeguata circa la pertinenza del denaro al reato oggetto di indagine. La Corte ha richiamato il principio che il sequestro impeditivo richiede entrambi i presupposti (nesso di pertinenzialità e concreto pericolo che la disponibilità aggravi/protragga le conseguenze o agevoli altri reati) e che la motivazione deve trattare entrambi gli elementi; in mancanza il provvedimento è illegittimo.

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen., comma 1

    Disciplina il sequestro preventivo impeditivo; la Corte interpreta che possono concorrere due presupposti distinti e necessari: (1) un nesso di pertinenzialità tra la cosa e il reato (la cosa è prodotto/profitto/prezzo del reato, è servita a commetterlo o è concretamente destinata a ciò) e (2) il concreto pericolo che la disponibilità della cosa aggravi o protragga le conseguenze del reato o agevoli altri reati.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Richiamata dal ricorrente in relazione alla motivazione delle decisioni: la gemmazione della sentenza sottolinea l'obbligo del giudice di motivare in modo coerente e completo i presupposti della misura cautelare reale; la mancata esplicitazione di un elemento essenziale (qui la pertinenza) integra illegittimità del provvedimento.

  • Giurisprudenza della Cassazione (Sez. 4, n. 29956/2020 - Valentino; Sez. 5, n. 22612/2010 - Trotta; Sez. 6, n. 17997/2018 - Bagalà)

    Rv. 279716; Rv. 247438; Rv. 272906

    I precedenti richiamati chiariscono i criteri applicativi del sequestro impeditivo: non è sufficiente una mera supposizione che la cosa possa essere usata per commettere reati; se si tratta di denaro occorre provare che esso è prodotto/profitto/prezzo del reato, che sia servito a commetterlo o sia concretamente destinato a ciò; inoltre è necessario il concreto pericolo di uso illecito.

Massime di principio

  • Il sequestro preventivo impeditivo richiede sempre due presupposti distinti e cumulativi: (a) nesso di pertinenzialità fra la cosa e il reato (prodotto/profitto/prezzo/uso/destinazione) e (b) concreto pericolo che la disponibilità della cosa aggravi/protragga le conseguenze del reato o agevoli altri reati; entrambi devono essere motivati.
  • Quando l'oggetto è denaro, il giudice non può limitarsi a valutazioni congetturali: bisogna indicare elementi concreti (quantità rilevante, modalità di occultamento, collegamento temporale con attività illecite, ammissioni, evidenze documentali) che rendano credibile la pertinenza al reato o la destinazione a finalità illecite.
  • La sola circostanza che il denaro sia occultato o che vi siano insieme sostanze stupefacenti non esime il giudice dall'esplicitare la relazione logica e probatoria che collega il denaro al reato specifico perseguito; occorre motivare in concreto perché non si ritiene plausibile una fonte lecita (es. vendite agricole).
  • Per la difesa è utile presentare documentazione di fonte lecita (fatture, ricevute, rendiconti bancari, testimonianze) e argomentare la plausibilità della provenienza lecita in modo da mettere in crisi la pertinenza; per il pubblico ministero occorre produrre elementi che colleghino il denaro alle cessioni illecite o alla destinazione a nuova coltivazione.
  • In fase di impugnazione la Corte di legittimità può annullare il provvedimento se manca motivazione su un elemento essenziale; il rinvio con indicazioni esplicite costringe il giudice del riesame a valutare e motivare entrambi gli aspetti prima di confermare il sequestro.

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