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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9376/2025 del 06/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza che aveva confermato l'applicazione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per i reati di detenzione e ricettazione di un'arma da guerra. L'unico motivo di impugnazione lamentava violazione degli artt. 272 e 274 c.p.p., violazione dell'art. 27 Cost. e vizio di motivazione.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per rinuncia: il difensore del ricorrente ha formalmente dichiarato la rinuncia al ricorso il 20/12/2024 in ragione dell'intervenuta condanna dell'imputato con pena condizionatamente sospesa, che ha fatto venire meno l'interesse a contestare il provvedimento cautelare. Conseguentemente la Corte ha dichiarato l'inammissibilità e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 500,00 a favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 272 cod. proc. pen.

    Norma richiamata dal ricorrente come presunta violata; la Corte non ha esaminato il merito per effetto della rinuncia, quindi non è stata data una statuizione di merito sull'eventuale violazione.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Altro articolo richiamato nella doglianza; analogamente all'art. 272, non è stata compiuta un'analisi sostanziale del suo contenuto per via dell'inammissibilità del ricorso per rinuncia.

  • art. 27 Costituzione

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla pretesa lesione di principi costituzionali; la Corte non si è pronunciata sul punto a causa della rinuncia che ha sottratto efficacia al motivo.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Interpretato nella sentenza nel senso che l'applicazione della sanzione pecuniaria (somma a favore della cassa delle ammende) consegue alla declaratoria di inammissibilità del ricorso indipendentemente dalla causa che l'ha determinata (es. rinuncia per sopravvenuta perdita di interesse).

  • Giurisprudenza richiamata (Sez. U., n. 12603 del 24/11/2015 - Celso; Sez. 5, n. 28691 del 06/06/2016 - Arena)

    Sez. U, n. 12603 del 24/11/2015, Celso, Rv. 266244; Sez. 5, n. 28691 del 06/06/2016, Arena, Rv. 267373 - 01

    La giurisprudenza stabilisce che la rinuncia validamente formalizzata dal difensore comporta inammissibilità del ricorso e che l'art. 616 c.p.p. impone la sanzione pecuniaria indipendentemente dalle motivazioni della inammissibilità.

Massime di principio

  • La rinuncia all'impugnazione formalmente validata dal difensore comporta l'inammissibilità del ricorso se con essa viene meno l'interesse a ottenere la pronuncia; il giudice non entra nel merito della questione sostanziale.
  • La perdita di interesse sopravvenuta (per es. per condanna con pena sospesa) è causa idonea a giustificare la rinuncia e quindi l'inammissibilità dell'impugnazione.
  • La declaratoria di inammissibilità per rinuncia comporta conseguenze economiche: spese processuali e applicazione della sanzione pecuniaria prevista dall'art. 616 c.p.p., senza distinzione tra le diverse cause dell'inammissibilità.
  • Per essere efficace la rinuncia deve essere formalmente valida (atto sottoscritto dal difensore/procuratore speciale nei termini e modi richiesti).
  • Se si intende comunque ottenere una pronuncia sul merito di vizi procedurali o costituzionali, non conviene rinunciare all'impugnazione a meno che non si sia disposti ad accettare le conseguenze economiche e la perdita della pronuncia di merito.

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