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Cassazione Penale, Ordinanza n. 25723/2026 del 09/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Roma che, in parziale riforma della decisione di primo grado, lo aveva ritenuto responsabile di un reato fallimentare, riqualificando la originaria imputazione di bancarotta fraudolenta documentale in una diversa fattispecie richiamata come art. 220 in relazione all'art. 16, n. 3, l. fall. L'unico motivo dedotto riguarda la violazione di legge e il vizio di motivazione per il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche: secondo il ricorrente, la Corte territoriale non avrebbe adeguatamente spiegato il diniego. La Cassazione ha però ritenuto la censura manifestamente infondata, osservando che il giudice di merito aveva dato conto delle ragioni del mancato riconoscimento e che, in materia, è sufficiente il richiamo agli elementi ritenuti decisivi o comunque rilevanti, potendo gli altri elementi ritenersi superati da tale valutazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo manifestamente infondato l'unico motivo relativo alle attenuanti generiche. Ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. La decisione di merito, che aveva riconosciuto la responsabilità dell'imputato per il reato fallimentare riqualificato rispetto all'originaria imputazione, è rimasta ferma.

Norme richiamate

  • art. 220 l. fall.

    disposizione richiamata come base della riqualificazione del fatto operata in appello rispetto all'originaria imputazione di bancarotta fraudolenta documentale.

  • art. 16 n. 3 l. fall.

    norma richiamata in relazione alla riqualificazione del fatto contestato; il testo non consente di ricostruirne ulteriormente il contenuto applicato nel caso concreto.

  • art. 62-bis c.p.

    richiamato implicitamente dal riferimento alle attenuanti generiche; il diniego è stato ritenuto sufficientemente motivato dal giudice di merito tramite valorizzazione degli elementi ritenuti decisivi.

Massime di principio

  • Il diniego delle attenuanti generiche è legittimamente motivato quando il giudice di merito indichi gli elementi ritenuti decisivi o comunque rilevanti nella valutazione complessiva del caso, senza necessità di confutare analiticamente ogni singola allegazione difensiva.
  • La censura di violazione di legge o vizio di motivazione sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche è manifestamente infondata se la sentenza impugnata mostra, anche sinteticamente, la ragione della scelta discrezionale compiuta dal giudice di merito.
  • In sede di legittimità, il controllo sul diniego delle attenuanti generiche non può tradursi in una nuova valutazione del merito, essendo sufficiente che la motivazione impugnata non sia meramente apparente e indichi gli aspetti ritenuti prevalenti.
  • Quando il ricorso è manifestamente infondato, la Corte di cassazione può dichiararlo inammissibile con conseguente condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento della somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieBancarotta fraudolentaImpugnazioni
RamiReati fallimentariProcesso penale
SottomaterieBancarotta documentale
IstitutiNullità processuale

Testo integrale

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