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Cassazione Penale, Ordinanza n. 39651/2025 del 10/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la motivazione dell'ordinanza del Tribunale fosse adeguata, coerente e immune da manifesta illogicità, e che la censura mirasse in realtà a una rivalutazione del materiale fattuale, non consentita in sede di legittimità. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice dell'esecuzione)

La controversia

Il ricorso riguardava il diniego, da parte del giudice dell'esecuzione, del riconoscimento della continuazione ex art. 671 c.p.p. tra reati già definiti da sentenze irrevocabili. Il ricorrente deduceva, con un unico motivo ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. b) ed e) c.p.p., violazione di legge e vizio di motivazione: sosteneva che il Tribunale non avesse valorizzato adeguatamente indici sintomatici dell'unicità del disegno criminoso, quali l'omogeneità delle violazioni, la prossimità temporale delle condotte e le similari modalità esecutive. La Corte rileva però che il provvedimento impugnato aveva esaminato compiutamente le circostanze di fatto e che le doglianze del ricorrente si risolvevano in un mero dissenso rispetto alla valutazione di merito, senza evidenziare effettivi vizi logici o giuridici. In particolare, viene richiamato il ragionamento del giudice dell'esecuzione secondo cui non era ricavabile un indizio univoco di preordinazione tra la ricettazione e il furto dal solo dato dell'uso di una chiave elettronica codificata per sottrarre un'autovettura parcheggiata presso un ipermercato.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    disciplina il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva tra reati già giudicati con sentenze irrevocabili.

  • art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.

    viene richiamato come parametro del motivo per violazione di legge.

  • art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.

    il controllo di legittimità sulla motivazione è circoscritto alla verifica della sua coerenza, completezza e assenza di manifesta illogicità, senza revisione del merito.

  • art. 616 c.p.p.

    base della condanna alle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende in caso di declaratoria di inammissibilità.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentita una nuova valutazione degli elementi fattuali già scrutinati dal giudice di merito: il ricorso è ammissibile solo se indica specifici vizi di legge o di motivazione e non una mera diversa lettura del compendio probatorio.
  • Il riconoscimento della continuazione in executivis richiede la dimostrazione dell'originaria unità del disegno criminoso; non bastano la mera omogeneità dei reati, la vicinanza temporale o analogie esecutive se non supportate da indici univoci di preordinazione.
  • Quando il giudice dell'esecuzione abbia motivato in modo plausibile e non manifestamente illogico il diniego della continuazione, la decisione è insindacabile in cassazione salvo l'emersione di un vizio reale nel tessuto argomentativo.
  • Il dubbio sull'esistenza dell'unitario disegno criminoso non è sufficiente a fondare il riconoscimento della continuazione, poiché opera il principio del favor rei ma nel rispetto della stabilità del giudicato sulla pena.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiContinuazioneOnere della prova

Testo integrale

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