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Ordinanza

Ordinanza n. 268/2026 - Brescia, Sezione 1

Giustizia amministrativa202600603

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Brescia, Sez. IOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: revoca del nulla osta alla conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato, motivata dall'assenza di una valida dichiarazione di ospitalità

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (prefettura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento con cui lo Sportello Unico per l’Immigrazione di Mantova ha revocato il nulla osta alla conversione del permesso di soggiorno, rilasciato il 19 luglio 2025, contestando la valutazione dell’Amministrazione circa l’assenza di documentazione idonea a dimostrare la disponibilità di un alloggio. La dichiarazione di ospitalità prodotta nel procedimento era stata sottoscritta da un connazionale, comodatario dell’immobile, ma il contratto di comodato vietava di concedere l’uso del bene a terzi senza il consenso del comodante. Il ricorrente ha fatto valere una dichiarazione del comodante, attestante il consenso all’ospitalità, resa il giorno stesso dell’emissione e della notifica del provvedimento e prodotta per la prima volta in giudizio.

La decisione

Il TAR ha rigettato la domanda cautelare. Ha ritenuto che la valutazione dell’Amministrazione sulla carenza di documentazione idonea non fosse superata dalla dichiarazione del comodante, poiché l’assenza del relativo consenso era stata già rilevata nelle comunicazioni di avvio del procedimento di revoca del 25 novembre 2025 e del 7 aprile 2026. La dichiarazione non era stata portata a conoscenza della Prefettura nel corso del procedimento, ma era stata prodotta soltanto in sede giudiziale. Il giudice ha applicato il principio secondo cui la legittimità del provvedimento deve essere valutata con riferimento al momento della sua adozione: la documentazione sopravvenuta o tardivamente prodotta non può rendere illegittimo ex post un provvedimento originariamente legittimo. Non sussiste inoltre un obbligo dell’Amministrazione di riesaminare o revocare il precedente provvedimento a seguito della tardiva produzione documentale, poiché l’autotutela resta discrezionale. Le spese della fase cautelare sono state poste a carico del ricorrente e liquidate in euro 1.000, oltre oneri e accessori.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato

    Il giudice ha esaminato la domanda cautelare proposta incidentemente e l’ha rigettata.

Massime di principio

  • La legittimità di un provvedimento amministrativo deve essere valutata con riferimento alla situazione di fatto e alla documentazione disponibili al momento della sua adozione.
  • La produzione documentale successiva all’emanazione del provvedimento non può rendere retroattivamente illegittimo un atto che, al momento della sua adozione, risultava legittimo sulla base degli elementi acquisiti al procedimento.
  • L’Amministrazione non è obbligata a riesaminare o sostituire un provvedimento legittimamente adottato soltanto perché l’interessato abbia prodotto tardivamente la documentazione mancante; l’eventuale riesame in autotutela costituisce esercizio discrezionale.
  • La tardiva produzione della documentazione necessaria non può disincentivare l’adempimento tempestivo degli oneri documentali gravanti sull’interessato né imporre all’Amministrazione di riaprire il procedimento in conseguenza dei ritardi del privato.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoPartecipazione al procedimentoAutotutela
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
IstitutiAutotutela decisoriaTermini del procedimentoOnere della prova e principio dispositivo

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