Cassazione Penale, Sentenza n. 39187/2025 del 04/12/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che confermava l'applicazione degli arresti domiciliari (poi sostituiti con obbligo di presentazione) per il reato di estorsione in concorso aggravata dall'uso del metodo mafioso. Il ricorrente deduce: 1) vizio di motivazione e violazione di legge sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, sostenendo di avere agito solo quale intermediario su richiesta della vittima (Natale Suarino), limitandosi a "portare" somme ad Antonio Sarno in alcune occasioni senza guadagno e senza consapevolezza dell'accordo estorsivo; 2) violazione di legge e vizio di motivazione sulle esigenze cautelari, contestando la concretezza e attualità del pericolo di recidiva e lamentando la mancata valutazione della sua denuncia della vittima per un incendio all'autovettura quale prova di estraneità al contesto malavitoso.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per motivi manifestamente infondati. La Corte ha ritenuto provate, sul piano indiziario, le relazioni tra il ricorrente e esponenti del clan Sarno: il ricorrente non ha negato di aver più volte prelevato denaro dalle persone offese per consegnarlo ad Antonio Sarno, consapevole che le somme sarebbero finite ad altri membri della famiglia criminale; è stato inoltre richiamato un incontro antecedente alle riscossioni in cui il ricorrente forniva consigli a Sarno sul rapporto con le vittime, elemento sintomatico di complicità. Quanto alle esigenze cautelari, il Tribunale ha ritenuto il contesto e la continuità dei rapporti con esponenti camorristici idonei a dimostrare il pericolo di recidiva, anche alla luce della presunzione prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p.; la misura applicata è stata considerata adeguata e non eccessivamente afflittiva. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 275, comma 3, codice di procedura penale
Il Tribunale ha richiamato la presunzione prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p. come elemento a favore dell'esistenza del pericolo di recidiva/dangerosità; tale presunzione è stata poi valutata dal giudice nella calibratura dell'adeguatezza e proporzionalità della misura cautelare applicata
Massime di principio
- Le mere asserzioni difensive non ancorate a riscontri fattuali perdono efficacia se esistono elementi indiziari concreti (intercettazioni, comportamenti ripetuti, incontri riconducibili a complicità).
- L'atto di fungere da tramite per il trasporto di denaro a esponenti di un clan, se compiuto con consapevolezza che le somme finanziano la criminalità, costituisce un elemento probatorio significativo di partecipazione o concorso nel reato.
- In presenza di legami continuativi e di consulenze/consigli rivolti a soggetti mafiosi, il giudice può ritenere fondata l'ipotesi di pericolo di recidiva e giustificare misure cautelari anche non di massima gravità (es. arresti domiciliari), valutandone adeguatezza e proporzionalità.
- Denunciare la vittima per fatti autonomi (es. incendio dell'auto) non esclude automaticamente l'addebito di complicità in attività illecite se altri elementi dimostrano la partecipazione o il sostegno al gruppo criminale.
- Per contestare efficacemente misure cautelari motivate su base indiziaria occorre fornire elementi specifici e controfattuali che scalfiscano la ricostruzione probatoria (date, partecipazioni a incontri, contatti, movimenti di denaro), non genericità difensive.
Testo integrale
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