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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2879/2023 del 24/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 15.2.2022 che aveva rigettato la richiesta di equo indennizzo per ingiusta detenzione. Il ricorrente contestava il vizio motivazionale: sostiene che la Corte territoriale non aveva dimostrato che le sue condotte avessero efficacemente causato la custodia cautelare, si era basata su indizi inconsistenti (perquisizione e impronte negative, incongruenze nelle descrizioni dei rapinatori, problemi di trascrizione di intercettazioni, incertezza sulla titolarità della utenza telefonica) e aveva fatto rilievi sulla sua vita anteatta e sul rifiuto di sottoporsi ad esame dibattimentale non pertinenti al giudizio sull'equo indennizzo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso come infondato. Ha ritenuto legittima la valutazione della Corte d'appello secondo cui il ricorrente, con comportamenti caratterizzati da grave imprudenza (frequentazioni con coimputati, dichiarazioni mendaci agli inquirenti, anomie nella spiegazione dell'uso della SIM e presenza nei luoghi collegati al reato), aveva concorso, con concausalità, a ingenerare il fondato timore nell'autorità giudiziaria e quindi a determinare l'adozione della misura cautelare. La Suprema Corte ha sottolineato che il giudice della riparazione compie una valutazione autonoma e può esaminare gli elementi del processo per accertare l'eventuale contributo colposo dell'istante all'adozione della misura cautelare. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 314 c.p.p.

    Norma indicata come criterio informatore per il riconoscimento dell'indennizzo per ingiusta detenzione; interpretata nel senso che il giudice dell'equo indennizzo deve accertare se il richiedente abbia concorso con dolo o colpa grave all'adozione della misura, valutando il comportamento alla luce del quadro indiziario su cui si è fondata la cautela.

  • art. 616 c.p.p.

    Richiamato quale fondamento per la condanna alle spese processuali del ricorrente in caso di rigetto del ricorso.

  • Giurisprudenza: Sez. U, n. 43 del 13/12/1995 (Sarnataro)

    Richiamata per ribadire l'autonomia del giudice della riparazione rispetto al giudice penale: il primo valuta se determinate condotte hanno costituito fattore condizionante per l'adozione della misura cautelare, anche in presenza di successiva assoluzione.

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 39199 del 01/07/2014 (Pistorio) e altri precedenti citati

    Ricordati i precedenti secondo cui 'frequentazioni ambigue' con soggetti coinvolti in reati possono integrare, se concausali, un'ipotesi di esclusione del diritto all'indennizzo.

Massime di principio

  • Il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione non scatta automaticamente con l'assoluzione: il giudice della riparazione valuta se l'interessato abbia con dolo o colpa grave contribuito all'adozione della misura cautelare.
  • Il giudice dell'equo indennizzo ha autonomia valutativa e può esaminare gli elementi processuali (tabulati, spostamenti, intercettazioni, dichiarazioni mendaci, frequentazioni) per stabilire la concausalità della condotta del richiedente nell'ingoiare l'intervento dell'autorità.
  • Frequentazioni 'ambigue' o relazioni con coindagati possono essere rilevanti se, complessivamente, potevano ingenerare un fondato sospetto nell'autorità giudiziaria e quindi concorrere alla custodia cautelare.
  • Contestare l'innocenza sostanziale non è sufficiente nel procedimento di riparazione: la difesa deve affrontare specificamente il nesso causale tra le condotte del richiedente e l'adozione della misura cautelare.
  • Dichiarazioni mendaci o omissioni rilevanti agli inquirenti aggravano la posizione ai fini della valutazione dell'esistenza di colpa grave nell'origine della custodia cautelare.

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