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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28602/2022 del 20/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente aveva chiesto l'affidamento in prova al servizio sociale e la detenzione domiciliare per una pena la cui esecuzione era stata sospesa dalla Procura ai sensi dell'art. 656 c.5 c.p.p. Il Tribunale di sorveglianza di Milano aveva rigettato le istanze rilevando, sulla base di informazioni di polizia, che il condannato era privo di permesso di soggiorno, svolgeva lavoro irregolare e risiedeva solo in un garage. Il ricorrente (mediante difensore) contestava la motivazione, producendo documentazione che attestava regolare soggiorno e attività imprenditoriale con partita IVA e fatture, sostenendo che il provvedimento era adottato su presupposti falsati; inoltre, nel ricorso personale sollevava questioni di competenza territoriale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso personale del condannato perché, dopo la legge 23/06/2017 n.103, è obbligatorio il patrocinio tecnico in cassazione. Ha inoltre respinto la questione di incompetenza territoriale, ribadendo che, nei casi di sospensione dell'esecuzione della pena, la competenza spetta al Tribunale di sorveglianza del luogo ove ha sede l'ufficio del pubblico ministero preposto all'esecuzione (art. 656 c.6 c.p.p.). Tuttavia, ha ritenuto fondato il ricorso presentato dal difensore per vizio della motivazione: il Tribunale di Milano non ha valutato né motivato rispetto alla documentazione difensiva che poteva smentire i presupposti ritenuti dirimenti (irregolarità del soggiorno e della posizione lavorativa). Per tali ragioni la decisione è stata annullata e la causa rinviata al medesimo Tribunale di sorveglianza per un nuovo esame con adeguata valutazione e motivazione della situazione personale e delle prospettive di risocializzazione del condannato.

Norme richiamate

  • Legge 23 giugno 2017, n. 103

    Ha reso obbligatorio il patrocinio tecnico per gli atti di impugnazione in materia penale (incidendo sull'ammissibilità del ricorso personale in Cassazione).

  • Codice di procedura penale - art. 656, comma 5

    art. 656, comma 5, c.p.p.

    Prevede la sospensione dell'esecuzione della pena da parte della Procura in talune ipotesi; nel caso concreto la pena era stata sospesa ai sensi di questa norma.

  • Codice di procedura penale - art. 656, comma 6

    art. 656, comma 6, c.p.p.

    Stabilisce la competenza territoriale per l'applicazione delle misure alternative al Tribunale di sorveglianza del luogo ove ha sede l'ufficio del pubblico ministero preposto all'esecuzione; la Corte lo considera norma speciale prevalente rispetto all'art. 677.

  • Codice di procedura penale - art. 677

    Norma generale sulla competenza territoriale che, nel caso di sospensione dell'esecuzione, viene derogata dalla regola speciale dell'art. 656 c.6.

  • Codice di procedura penale - artt. 571 comma 1 e 613 comma 1

    artt. 571 c.1 e 613 c.1 c.p.p. (nuovo testo)

    Richiamati in relazione all'obbligatorietà del patrocinio tecnico per le impugnazioni in Cassazione dopo la riforma (connessione con la legge 103/2017).

Massime di principio

  • Dopo la legge n.103/2017 il ricorso personale in Cassazione è inammissibile: è obbligatorio il patrocinio tecnico; le impugnazioni devono essere presentate per mezzo di difensore.
  • In caso di sospensione dell'esecuzione della pena (art.656 c.5), la competenza per le misure alternative spetta al Tribunale di sorveglianza del luogo dove ha sede l'ufficio del pubblico ministero preposto all'esecuzione (art.656 c.6): questa regola speciale prevale sulla norma generale di competenza (art.677).
  • Il principio della perpetuatio jurisdictionis fa sì che la competenza così determinata resti ferma anche se successivamente la posizione giuridica del condannato cambia per altri provvedimenti.
  • La valutazione dell'idoneità delle misure alternative è rimessa alla discrezionalità del giudice di sorveglianza, ma tale valutazione deve essere adeguatamente motivata e affrontare espressamente gli elementi probatori rilevanti prodotti dalle parti.
  • L'omessa considerazione di documenti difensivi rilevanti (ad es. prova di regolare soggiorno o di attività lavorativa lecita) integra vizio di motivazione che può determinare l'annullamento del provvedimento e il rinvio per nuovo esame.
  • In casi analoghi, il giudice deve sempre effettuare una ricognizione esaustiva degli elementi di fatto e motivare coerentemente la valutazione prognostica sulla risocializzazione e sulla prevenzione della recidiva.

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