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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19513/2022 del 18/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza di rinvio della Corte d'appello di Napoli (20/01/2021) che aveva confermato la quantificazione della pena complessiva in anni 23 e mesi 6, lamentando la violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'aumento di anni 3 e mesi 6 riconosciuto per la continuazione esterna. In particolare sosteneva che l'incremento non fosse stato adeguatamente motivato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità (06/04/2022). Pur richiamando il principio delle Sezioni Unite che impone al giudice di calcolare e motivare distintamente l'aumento per ciascun reato satellite in caso di continuazione, la Corte ha ritenuto che il ricorrente non avesse indicato quale reato corrispondesse al "capo L" né spiegato perché l'aumento di 3 anni e 6 mesi fosse eccessivo. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 627 comma 3 cod. proc. pen.

    Richiamata come norma di riferimento per la comparazione dei reati ai fini della determinazione della pena in caso di continuazione; la Procura generale aveva censurato l'assenza di valutazione comparativa della gravità dei reati nella sentenza impugnata.

  • Sezioni Unite, n. 47127 del 24/06/2021 (Pizzone), Rv. 282269

    Principio giurisprudenziale secondo cui, in tema di reato continuato, il giudice deve individuare il reato piu grave, stabilire la pena base e calcolare e motivare in modo distinto l'aumento di pena per ciascun reato satellite.

  • art. 616 cod. proc. pen. (modificato dalla L. 23/06/2017 n.103)

    Norma invocata per la condanna alle spese processuali e la determinazione dell'ammenda a carico del ricorrente in caso di ricorso inammissibile per colpa.

  • Corte Costituzionale, sent. 13/06/2000 n.186

    Richiamata per giustificare l'applicazione di una sanzione pecuniaria equitativa in relazione alla colpa determinante l'inammissibilità del gravame.

Massime di principio

  • Quando si impugna la quantificazione dell'aumento per continuazione esterna, il ricorso deve indicare chiaramente quale reato o "capo" è coinvolto e fornire ragioni specifiche per cui l'incremento sarebbe eccessivo; la genericità può determinarne l'inammissibilità.
  • Secondo le Sezioni Unite, il giudice che riconosce la continuazione deve riformulare il giudizio commisurativo: individuare il reato piu grave, stabilire la pena base e calcolare e motivare distintamente l'aumento per ciascun reato satellite.
  • Il difensore che impugna deve presentare una comparazione puntuale della gravità dei reati contestati, indicare i titoli di reato coinvolti e proporre una diversa quantificazione motivata, eventualmente richiamando la giurisprudenza consolidata.
  • La mancata specificazione del "capo" o l'assenza di un concreto motivo di impugnazione espone il ricorrente al rigetto per genericità e a sanzioni pecuniarie ex art. 616 c.p.p.
  • Per il giudice di merito, ove riconosca una continuazione esterna, è necessario dettagliare nel dispositivo e nella motivazione la composizione della pena e il calcolo degli aumenti, in modo da consentire il controllo in sede di legittimità.
  • In fase di rinvio successivo ad annullamento per vizi nella commisurazione, il giudice deve evitare di limitarsi a riproporre pedissequamente il computo precedente senza nuova e specifica motivazione.

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