Cassazione Penale, Sentenza n. 35959/2025 del 05/11/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Boldrini ha impugnato l'ordinanza con cui la Corte d'appello di Roma, in sede di rinvio dopo la sentenza n. 42961/2024 della Corte di cassazione, aveva rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione. Con un unico motivo deduceva erronea applicazione dell'art. 314 cod.pen., travisamento del fatto e vizio di motivazione, sostenendo che la Corte di appello aveva valutato apoditticamente le risultanze dell'assoluzione, aveva enfatizzato una presunta condotta imprudente e negligente della ricorrente (anche in relazione a comportamenti del figlio) senza il dovuto confronto con la sentenza assolutoria, e aveva fatto riferimento a un'imputazione di cui all'art. 512-bis cod.pen. mai contestata.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio alla Corte d'appello di Roma. La Suprema Corte ha constatato che il giudice del rinvio non ha rispettato l'obbligo motivazionale imposto dalla precedente sentenza di annullamento (n. 42961/24): la Corte territoriale ha sostanzialmente riprodotto gli stessi argomenti già censurati, non ha effettuato il necessario e concreto raffronto tra gli elementi istruttori su cui si fondava il titolo cautelare e la sentenza assolutoria, non ha valutato la valenza ostativa di una eventuale colpa grave ai fini del riconoscimento dell'indennizzo e ha formulato affermazioni generiche sulla condotta della ricorrente. Ne è conseguito l'annullamento dell'ordinanza e il rinvio per un nuovo esame che colmi le lacune motivazionali segnalate.
Norme richiamate
Il ricorso lamentava la erronea applicazione di tale articolo da parte della Corte territoriale; dalla decisione emerge che la contestazione in fatto rispetto all'applicazione di questa norma è stata considerata nell'ambito del vizio di motivazione, ossia la Corte di appello non ha adeguatamente spiegato perché la condotta contestata, anche alla luce della sentenza assolutoria, integrasse una colpa grave ostativa al risarcimento
La Corte territoriale aveva richiamato questa imputazione nel proprio ragionamento nonostante fosse "mai contestata"; la Suprema Corte segnala tale richiamo come parte del difetto motivazionale, indicando che riferimenti a capi non contestati o non decisivi non possono supplire al necessario confronto tra le prove della cautela e la sentenza assolutoria
Massime di principio
- Se la Corte di cassazione annulla con rinvio per vizio di motivazione, il giudice del rinvio deve motivare il proprio convincimento attenendosi allo schema indicato dalla sentenza di annullamento e colmando le lacune precedentemente rilevate
- Nel giudizio per la riparazione per ingiusta detenzione il giudice deve confrontare specificamente gli elementi indiziari su cui si è fondato il provvedimento cautelare con le ragioni e le conclusioni della sentenza di assoluzione, valutando se le condotte abbiano creato una falsa apparenza di configurabilità del reato
- L'accertamento della sussistenza di dolo o di colpa grave nel procedimento per la riparazione non richiede la ricostruzione del reato bensì la verifica, con valutazione ex ante e autonoma, se la condotta abbia effettivamente determinato la presunzione (errata) di responsabilità penale
- Il giudice deve esaminare tutti gli elementi probatori disponibili nelle indagini, salvo che la loro utilizzabilità sia stata espressamente esclusa in dibattimento o che essi siano stati neutralizzati nella sentenza di assoluzione
- Non è ammissibile che il giudice del rinvio si limiti a riprodurre argomentazioni già ritenute carenti dalla Cassazione: è necessario un nuovo e concreto esame con motivazione adeguata e congrua
- Riferimenti a imputazioni non contestate o a elementi non decisivi devono essere evitati o, se richiamati, devono essere esplicitamente giustificati e confrontati con la sentenza di merito
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