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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35954/2025 del 05/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorsi contestano principalmente la decisione della Corte d'appello che aveva riformato l'assoluzione del GUP e aveva giudicato sussistente il delitto associativo (capo A) e altri reati in materia di stupefacenti. I motivi principali: vizio di motivazione dell'appello per non aver confutato specificamente e adeguatamente le ragioni che avevano portato all'assoluzione in primo grado; carenza di elementi a sostegno dell'esistenza di un "pactum sceleris" stabile (assenza di prova di una cassa comune, di una base logistica effettiva, di risorse finanziarie comuni o di una ripartizione stabile dei compiti) e, più in generale, che la ripetizione di forniture non dimostra di per sé l'associazione; per De Mitri, in particolare, l'assenza di prova che egli avesse contribuito al pagamento della partita sequestrata e che fosse parte integrante dell'operazione contestata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i ricorsi di Cicoria, Malaj e Taho con riferimento alla configurazione del reato associativo (capo A): ha annullato la sentenza impugnata nei loro confronti limitatamente al capo A, perché la sentenza di appello non ha adeguatamente confutato la motivazione assolutoria del GUP né ha fornito un percorso argomentativo con forza persuasiva superiore a quello del giudice di primo grado. Il ricorso di De Mitri è stato dichiarato inammissibile: il rigetto comporta per lui l'onere delle spese e l'ingiunzione, in via equitativa, di versare Euro 3.000 alla Cassa delle ammende (ai sensi dell'art. 1, comma 64, L. n.103/2017, in relazione all'art. 616 c.p.p.). Altri motivi connessi al trattamento sanzionatorio risultano assorbiti dall'accoglimento dei motivi principali.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990, art. 73

    Norma utilizzata per contestare i delitti in materia di stupefacenti (detenzione ai fini di spaccio / cessione). Nel caso, è stata oggetto di condanne in primo e secondo grado; la Cassazione ha valutato le modalità probatorie rispetto all'associazione connessa a tali reati

  • d.P.R. 309/1990, art. 74

    Norma relativa a specifiche ipotesi aggravate in materia di stupefacenti (es. spaccio su vasta scala). Nel procedimento era stata eccepita l'assoluzione da tale capo in primo grado e la vicenda è rimasta nel quadro delle contestazioni

  • codice penale, art. 378

    Norma citata nella sentenza di primo grado rispetto a responsabilità penali aggregate; nel testo è richiamata come capo di imputazione per Cicoria (interpretazione ricostruttiva nel contesto dei reati connessi agli stupefacenti)

  • codice di procedura penale, art. 616

    Richiamato in relazione alla sanzione pecuniaria applicabile in caso di inammissibilità del ricorso; la disciplina è stata utilizzata per motivare l'aumento della sanzione pecuniaria per inammissibilità del ricorso di De Mitri

  • L. n. 103/2017, art. 1, comma 64

    Consente di aumentare oltre il massimo la sanzione prevista dall'art. 616 c.p.p. in caso di inammissibilità del ricorso: la Corte ha esercitato questa facoltà fissando un versamento equitativo di Euro 3.000 da parte di De Mitri

  • Sentenza Corte costituzionale n. 186/2000

    Richiamata dalla Corte di Cassazione nella valutazione sull'irrogazione della sanzione pecuniaria a carico del ricorrente inammissibile, per bilanciare le ragioni dell'inammissibilità senza ritenere colpa nella determinazione della causa di inammissibilità

Massime di principio

  • Se la Corte d'appello riforma integralmente un'assoluzione del GUP deve esaminare e confutare specificamente le ragioni che hanno sostenuto l'assoluzione; la mera alternativa argomentativa non è sufficiente.
  • La reiterazione di singole forniture di droga non prova di per sé l'esistenza di un'associazione a delinquere: occorrono elementi addizionali che dimostrino un 'accordo' stabile (es. cassa comune, ripartizione stabile dei compiti, infrastrutture comuni, somministrazione continuativa) e che l'interruzione delle forniture avrebbe un effetto destabilizzante sull'operatività del gruppo.
  • Elementi quali vetture, documenti falsi, schede telefoniche dedicate o disponibilità di mezzi possono contribuire alla prova dell'associazione solo se collegati in modo esplicito e motivato al programma criminoso; la loro mera presenza, senza nesso probatorio, è insufficiente.
  • In Cassazione non è sufficiente prospettare una ricostruzione alternativa: l'alternativa deve essere fondata e tale da dare ragionevoli dubbi sulla ricostruzione ritenuta dal giudice di merito.
  • Risultati processuali possono essere differenziati fra ricorrenti: alcuni appellanti possono ottenere l'annullamento per carenza di motivazione dell'appello, mentre altri vedono il ricorso dichiarato inammissibile con conseguenti sanzioni e spese.

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