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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24125/2025 del 30/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di revoca o sostituzione della custodia cautelare in carcere disposta in esecuzione di una domanda di estradizione. Due motivi: (1) violazione di legge e motivazione apparente sul pericolo di fuga, in quanto la Corte di appello avrebbe presunto il pericolo di fuga dalla mancata adesione del ricorrente alla consegna senza valutare elementi concreti di rischio e senza tener conto del suo radicamento in Italia (residenza a Padova dal 2019, nucleo familiare e lavoro stabile); (2) violazione del principio di gradualità delle misure cautelari e motivazione illogica circa l'inidoneità degli arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico, e l'esclusione di misure meno afflittive come alternative alla custodia in carcere.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, avendo la Corte di appello revocato la custodia cautelare con ordinanza del 19 maggio 2025 e ordinato la scarcerazione. La Cassazione ha richiamato il principio secondo cui l'interesse a ricorrere deve essere concreto e attuale fino alla decisione; l'interesse può comunque persistere se il ricorrente dichiara e motiva specificamente la volontà di utilizzare una pronuncia favorevole ai fini di una futura domanda di riparazione per ingiusta detenzione. Poiché nel caso non risultava una deduzione personale e motivata di tale interesse, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Non è stata disposta condanna alle spese né sanzione pecuniaria, atteso che la sopravvenuta carenza di interesse non configura soccombenza.

Norme richiamate

  • art. 568, comma 4, cod. proc. pen.

    Regola l'interesse necessario per proporre ricorso; la Suprema Corte richiama che il soggetto legittimato deve avere un interesse concreto e attuale che persista fino alla decisione.

  • art. 315, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato unitamente all'art. 645 c.p.p. per spiegare che la domanda di riparazione per ingiusta detenzione è atto riservato personalmente alla parte e che l'intenzione di proporla deve essere chiaramente riconducibile alla volontà del ricorrente.

  • art. 645, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; la Corte ne trae conseguenze processuali sull'interesse a mantenere il ricorso quando si intende utilizzare la pronuncia in vista di una futura richiesta di riparazione.

Massime di principio

  • Se la misura cautelare impugnata viene revocata prima della decisione in Cassazione, il ricorso può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, salvo che il ricorrente dichiari personalmente e motivi in modo specifico la volontà di avvalersi della pronuncia per una futura domanda di riparazione per ingiusta detenzione.
  • L'interesse a ricorrere deve essere concreto e attuale fino al momento della decisione: per conservarlo dopo la revoca della misura occorre una deduzione personale e motivata circa l'utilizzo futuro della sentenza (es. per la riparazione).
  • Nel giudizio cautelare in materia di estradizione il pericolo di fuga non può essere presunto automaticamente dalla sola opposizione del soggetto alla consegna; la valutazione deve poggiare su elementi concreti e specifici (radicamento familiare, lavoro stabile, residenza continuativa, ecc.).
  • Il principio di gradualità impone di valutare misure meno afflittive (arresti domiciliari, braccialetto elettronico, misure di controllo) prima di mantenere la custodia in carcere; le obiezioni generiche circa la possibilità di eludere dispositivi tecnici richiedono motivazione logica e specifica.
  • La sopravvenuta carenza di interesse al giudizio non comporta condanna alle spese né sanzione pecuniaria, in quanto non si configura una soccombenza della parte.

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