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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42743/2024 del 21/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza d'appello che, riformando il giudizio di primo grado, li aveva ritenuti responsabili dell'appropriazione indebita (reato poi dichiarato prescritto) e li aveva condannati al risarcimento in favore della Ludomatic. I motivi di cassazione denunciavano la manifesta illogicità e l'insufficienza della motivazione: testimoni che non sapevano della collocazione del denaro e degli assegni nella cassaforte, assenza di contabilità della Ludomatic che avrebbe potuto comprovare l'ammontare e la legittimità delle somme, affidamento sulla testimonianza di Portinari pur in presenza di conflitti d'interesse, mancata prova che i Varrone avessero potere esclusivo sulla cassaforte e carenza di elementi a dimostrazione del concorso di persone (in particolare per Alessandro, ritenuto colpevole solo perché "non poteva non sapere").

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha richiamato il principio secondo cui, se il reato è estinto per prescrizione, il giudice dell'impugnazione penale non deve accertare la fattispecie penale ma valutare, secondo il criterio della "probabilità prevalente" (più probabile che non), se la condotta sia idonea a integrare un danno ingiusto ai sensi dell'art. 2043 c.c. Tuttavia la Corte ha ritenuto che la motivazione della sentenza di appello non sia adeguata a superare le argomentazioni del primo giudice: l'appello non ha fornito prova documentale delle somme asseritamente depositate nella cassaforte (si è erroneamente fatto riferimento a documenti che non erano stati prodotti) e la valutazione alternativa delle prove (in particolare della testimonianza di Portinari) non è risultata convincente. Per questi motivi la Corte ha annullato la sentenza impugnata limitatamente agli effetti civili e ha disposto il rinvio al giudice civile competente per valore in grado d'appello per un nuovo giudizio sulla domanda risarcitoria, demandando a quest'ultimo anche la regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 2043 cod. civ.

    La norma è stata interpretata come il fondamento dell'accertamento civilistico che il giudice penale dell'impugnazione deve compiere quando il reato è estinto per prescrizione: va valutata la sussistenza di un "danno ingiusto" secondo il criterio della probabilità prevalente.

  • art. 539 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alla liquidazione del risarcimento che, nel quadro del processo penale, è demandata alla separata sede prevista dalla norma quando il reato è estinto per prescrizione.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 182/2021

    La decisione è stata richiamata per precisare che, a seguito della prescrizione, il giudice dell'impugnazione penale non deve verificare la tipicità penale del fatto ma valutare l'eventuale illecito civile aquiliano (art. 2043 c.c.) con il criterio della probabilità prevalente.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez.2, n. 11808 del 14/01/2022 e sezioni unite civili, sentenze del 2008)

    Richiamata per chiarire i parametri della prova nel giudizio civile (criterio della probabilità prevalente) e la distinzione tra accertamento penalistico e civilistico nella fase d'appello quando sussiste la prescrizione del reato.

Massime di principio

  • Se, in appello penale, il reato è dichiarato estinto per prescrizione, il giudice non deve ricostruire la fattispecie penale ma valutare la responsabilità civile ex art. 2043 c.c. secondo il criterio della "probabilità prevalente" (più probabile che non).
  • Per fondare una condanna al risarcimento in sede penale di impugnazione è necessaria una motivazione adeguata e documenti probatori prodotti nel processo: non è sufficiente l'affermazione che un teste abbia avuto accesso a documenti non depositati in dibattimento.
  • La valutazione delle prove testimonali deve tenere conto dei conflitti di interesse e delle alternative possibili; un giudizio di colpevolezza civile non può basarsi solo su supposizioni (es. che un imputato "non poteva non sapere").
  • In presenza di dubbi rilevanti sulla titolarità o sull'effettiva disponibilità delle somme (ad es. più soggetti con accesso a una cassaforte), l'onere probatorio richiede elementi documentali o probatori convincenti che superino la soglia della probabilità prevalente.
  • Quando la Corte penale annulla la sentenza limitatamente agli effetti civili, il giudizio sulla richiesta risarcitoria viene rimesso al giudice civile competente per valore, che deciderà nuovamente sulla quantificazione e sulla responsabilità civile.

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