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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42597/2024 del 21/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di appello che aveva assolto Angela Marchioni dal reato di riciclaggio (art. 648-bis c.p.) ritenendo mancante l'elemento soggettivo (dolo, anche eventuale). Il Procuratore generale e le parti civili hanno contestato una presunta omissione/mancanza della motivazione da parte della Corte d'appello circa la ricostruzione probatoria e la sussistenza della consapevolezza della provenienza illecita delle somme; hanno richiamato plurimi elementi (tempistica delle trattative, ruolo e attivismo di Filippi, missiva del legale della Property al notaio Cecere, gestione degli acconti e ruolo del Cacace, rilievi sul potere di vendere) che a loro avviso collegavano la Marchioni al delitto presupposto (truffa) e quindi al riciclaggio, sostenendo che la Corte d'appello non avrebbe adeguatamente confutato le valutazioni del giudice di primo grado e non avrebbe fornito motivazione rafforzata sul dolo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi per genericità e per essere in sostanza un tentativo di riesame del merito; ha ritenuto che la Corte di appello avesse fornito motivazione puntuale e congrua, affrontando le censure del primo grado e spiegando le ragioni dell'assoluzione della Marchioni (in particolare: mancanza di prove di connivenza con il presunto autore della truffa, coerenza cronologica e sostanziale della costituzione della societa' My House S.r.l., ricostruzione dei ruoli e delle trattative che escludevano la consapevolezza della provenienza illecita dei fondi). Di conseguenza i ricorsi sono stati respinti e i ricorrenti Property S.r.l., Giada Naddeo e Diana Naddeo sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e ciascuno al versamento di euro tremila in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 648-bis cod. pen.

    Il reato richiede la consapevolezza, anche quale dolo eventuale, della provenienza illecita dei beni; la Corte ha valutato che, alla luce degli elementi probatori, manchi tale consapevolezza per la Marchioni

  • art. 640 cod. pen.

    truffa (delitto presupposto)

    La qualificazione del delitto presupposto è rilevante per accertare l'illecita provenienza dei beni; la Corte d'appello ha ritenuto che i soggetti ritenuti autori della truffa non comprendessero la Marchioni

  • art. 43, comma 1, cod. pen.

    elemento soggettivo del reato

    Richiama la necessità dell'elemento soggettivo per l'integrazione del reato; contestazione dei ricorrenti era fondata sulla presunta mancanza di analisi di tale elemento, ma la Cassazione ha ritenuto la motivazione adeguata

  • art. 192 cod. proc. pen.

    I ricorrenti invocavano vizi nella valutazione probatoria; la Corte di Cassazione ha ricordato il divieto di rinnovare il giudizio di merito e ha dichiarato inammissibili doglianze consistenti in una diversa valutazione delle prove

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    limiti alla motivazione nei ricorsi

    Richiesto il deposito dei motivi entro limiti e con specificità ai fini della motivazione; richiamo procedurale alla corretta esposizione dei motivi come condizione di esame

  • art. 591, co. 1, lett. c) cod. proc. pen.

    inammissibilità per motivi generici

    La Cassazione ha applicato questa disposizione per dichiarare inammissibili i ricorsi ritenuti generici e privi di specifico confronto con la motivazione della Corte d'appello

Massime di principio

  • In sede di Cassazione non è ammesso un riesame libero del merito: i motivi devono dimostrare specifici vizi di diritto o di motivazione, non proporre una lettura alternativa dei fatti.
  • Quando la Corte d'appello assolve dopo una condanna in primo grado, è obbligata a fornire una motivazione dettagliata che confuti le ragioni del primo giudice; la Cassazione verifica solo la congruità e la logicità di tale motivazione, non la valutazione alternativa delle prove.
  • Nel reato di riciclaggio (art. 648-bis) è essenziale dimostrare la consapevolezza della provenienza illecita delle cose o delle somme: il dolo eventuale richiede la concreta possibilità di rappresentarsi e accettare il rischio dell'origine delittuosa.
  • Elementi cronologici e organizzativi (es. data di costituzione di una società, ruoli formali, tempistica dei pagamenti) possono essere decisivi per escludere la consapevolezza del reato di riciclaggio.
  • In appello e in Cassazione le parti devono confrontarsi specificamente con le argomentazioni delle decisioni impugnate; la genericità o l'elencazione di fatti senza correlazione motivazionale espone il ricorso all'inammissibilità.
  • Per sostenere la responsabilità per riciclaggio è necessario collegare in modo probatorio e logico il comportamento dell'imputato al delitto presupposto; la semplice coincidenza di interessi o rapporti contrattuali non è sempre sufficiente a provare il dolo.

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