Cassazione Penale, Sentenza n. 26187/2023 del 16/06/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza di secondo grado che lo conferma condannato per tentata estorsione in concorso a danno di Sukhwinder Singh. Denuncia (a) travisamento delle prove e vizio di motivazione, con particolare riferimento alla credibilità delle dichiarazioni della persona offesa; (b) omissione del riconoscimento della circostanza attenuante richiamata dall'art. 114 c.p.; (c) mancata derubricazione del reato nella fattispecie di cui all'art. 393 c.p., sostenendo che l'azione fosse diretta al recupero di un prestito e non a commettere estorsione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per aspecificità dei motivi, rilevando che le censure reiterano questioni già proposte e decise in appello e non affrontano criticamente le argomentazioni della corte territoriale. La Cassazione ha ritenuto che i giudici di merito abbiano motivato correttamente: le dichiarazioni della persona offesa sono coerenti, riscontrate da testimonianze e non contraddette da altri elementi; è stata accertata la partecipazione attiva del ricorrente agli episodi di aggressione e alle minacce, idonea a concretizzare il tentativo di estorsione, con esclusione di apporto causale di minima rilevanza; la qualificazione giuridica in termini di tentata estorsione è corretta, perché la pretesa (interessi sproporzionati e non concordati) non era tutelabile in sede giudiziaria e le minacce erano rivolte anche a terzi. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla sanzione pecuniaria di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 23, comma 8, d.l. n.137 del 2020 conv. in l. n.176 del 2020
Richiamata con riferimento alla forma del procedimento: la trattazione è avvenuta secondo le modalità previste dall'art. 23, comma 8 del decreto-legge citato (norme straordinarie/procedure speciali adottate nel periodo), come rilevabile dall'atto
Il ricorrente lamentava omissione del riconoscimento di una circostanza attenuante richiamata dall'art. 114 c.p.; la Corte ha ritenuto tale censura aspecifica e priva di idoneo confronto critico rispetto alla motivazione della corte di merito che ha valutato negativamente l'attenuante
Il ricorrente chiedeva la derubricazione nella fattispecie richiamata (azione diretta al recupero di un prestito); la Corte ha ritenuto che la fattispecie di estorsione sia configurabile quando la pretesa non sia giudizialmente tutelabile (es. interessi sproporzionati e non concordati) e quando le minacce siano rivolte anche a terzi, giustificando la mancata derubricazione
Massime di principio
- In Cassazione non è ammessa una nuova valutazione del merito dei fatti: i motivi che si limitano a riproporre censure già decise in appello sono inammissibili se non confrontano criticamente la motivazione della corte territoriale
- La credibilità della persona offesa può fondare una condanna se le sue dichiarazioni sono lineari, coerenti, non contraddette e riscontrate da altre testimonianze o elementi processuali
- La partecipazione materiale e le minacce rivolte nel contesto di un'azione violenta possono integrare il concorso nel reato di estorsione anche se l'imputato non è l'autore principale, escludendo la rilevanza di un apporto minimo se la condotta è attiva e determinante
- La differenziazione tra recupero di un credito e reato di estorsione dipende dalla legittimità della pretesa: richieste non giudizialmente tutelabili (es. interessi sproporzionati, non concordati) e l'uso di minacce anche verso terzi orientano per la qualificazione come estorsione
- Per ottenere il riconoscimento di circostanze attenuanti in sede di legittimità è necessario sviluppare un motivo specifico e critico che controbatta le ragioni poste a fondamento della decisione di merito
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