Cassazione Penale, Sentenza n. 5415/2023 del 08/02/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione per vizio di motivazione e contraddittorietà nella valutazione della prova relativa al calcolo della pena complessiva. Il ricorrente contestava che la Corte territoriale avesse erroneamente escluso dal calcolo una pena residua di mesi due e giorni venti prevista nella sentenza della Corte di appello del 13 luglio 2018, non ricompresa nel provvedimento di applicazione della continuazione, mentre la documentazione e la sentenza del 22 giugno 2020 dimostravano che tale pena era invece stata effettivamente considerata nella rideterminazione della pena complessiva.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato. Ha rilevato che l'ordinanza impugnata ha errato nel calcolo della pena complessiva perché la sentenza del 22 giugno 2020 aveva effettivamente ricomprenso la pena residua di mesi due e giorni venti nella determinazione della pena per continuazione. Perciò la Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo esame alla Corte di appello di Firenze, affinché ricalcoli correttamente la durata dell'esecuzione della pena e, conseguentemente, la misura della riparazione per l'ingiusta detenzione.
Norme richiamate
applicazione della pena su richiesta delle parti (patteggiamento)
La norma è richiamata per indicare la sentenza che aveva inflitto mesi quattro di reclusione; non è oggetto di interpretazione controversa nel caso, ma serve a ricostruire il complesso trattamento sanzionatorio
disciplina della continuazione
La Corte ha ritenuto che la corretta applicazione della normativa sulla continuazione (come operata con l'ordinanza del 22 giugno 2020) comporti l'inclusione della pena residua di mesi due e giorni venti nella determinazione della pena complessiva; pertanto la mancata considerazione di tale periodo nel calcolo dell'esecuzione della pena è errore di diritto
Massime di principio
- Quando si contesta la misura della riparazione per ingiusta detenzione, è essenziale verificare con precisione il calcolo della pena complessiva: tutte le sentenze che hanno influito sulla determinazione del trattamento sanzionatorio (compresi giudizi di rinvio e decisioni che applicano la continuazione) devono essere lette e contabilizzate coerentemente.
- Se esiste una sentenza o un provvedimento che ridetermina la pena (es. per continuazione o a seguito di rinvio), il calcolo dell'esecuzione deve tener conto di tutte le frazioni di pena effettivamente incluse in quella rideterminazione; l'esclusione ingiustificata di una parte di pena costituisce errore di diritto correggibile in Cassazione.
- Nei casi di conflitto tra il calcolo eseguito dal giudice dell'esecuzione e la documentazione/sentenze acquisite, prevale la lettura integrale dei provvedimenti motivati: la Corte di cassazione può annullare e rinviare quando riscontra un errore nei criteri di calcolo che incide sulla durata della detenzione e quindi sull'ammontare della riparazione.
- Per il ricorrente: produrre e richiamare espressamente le parti delle sentenze che mostrano la rideterminazione della pena (pagine e riferimenti precisi) è decisivo per far emergere errori di calcolo; per il giudice: motivare chiaramente il computo delle pene, indicando come sono state ricomprese le eventuali pene residue, i benefici (es. liberazione anticipata) e i periodi di custodia cautelare.
- Errori formali o di computo che incidono sulla durata dell'esecuzione della pena e quindi sulla quantificazione dell'ingiusta detenzione sono rimediabili con annullamento e rinvio e non richiedono di norma l'applicazione di principi nuovi, ma una corretta lettura e applicazione delle norme esistenti sulla continuazione e sul calcolo della pena.
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