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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22468/2025 del 16/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha rigettato l'opposizione avverso la revoca dell'indulto precedentemente concesso; deduce violazione degli artt. 79 Cost., 81, comma 2 e 174 c.p., e dell'art. 1 della legge n. 241/2006, sostenendo che il successivo riconoscimento della continuazione tra reati ha retroattivamente rideterminato la pena relativa ai reati che avevano determinato la revoca dell'indulto, facendo venire meno ex tunc la causa di revoca e imponendo il ripristino (non una nuova applicazione) del beneficio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato: ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al giudice ad quem perché, alla luce del riconoscimento successivo della continuazione che ha rideterminato la pena (da 3 anni e 8 mesi ad 8 mesi per i reati-satellite), si è verificato un fatto nuovo che ha fatto venire meno ex tunc la causa di revoca dell'indulto. Il giudice dell'esecuzione dovrà riesaminare la posizione in piena libertà cognitiva e valutare il ripristino del beneficio.

Norme richiamate

  • Costituzione

    Invocata dal ricorrente; tuttavia la decisione si fonda soprattutto su principi di diritto processuale e penale relativi alla valutazione degli effetti retroattivi della continuazione sulla revoca dell'indulto

  • Codice penale

    Rilevante nella ricostruzione del cumulo/continuazione delle pene: la Corte richiama il principio che occorre considerare la pena concretamente inflitta per la continuazione ai fini della revoca dell'indulto

  • Codice penale

    Citato dal ricorrente; riferimento formale alle norme penali richiamate nella doglianza, non costitutivo della ratio principale della decisione

  • Legge n. 241 del 2006

    Norma che ha previsto l'indulto del 2006; la Corte osserva che la revoca del beneficio per reati commessi nel quinquennio va valutata alla luce della pena effettivamente determinata successivamente (es. per continuazione), potendo venir meno la causa di revoca se la pena si ridetermina ex tunc

  • Codice di procedura penale

    Richiamato per indicare che la pena originaria era stata applicata con patteggiamento (accordo ex art. 444 c.p.p.); la Corte tiene conto della natura e degli effetti di quella decisione nell'iter esecutivo

Massime di principio

  • La preclusione del giudicato esecutivo non opera se emergono elementi nuovi, successivi alla decisione, o elementi pregressi/coevi non considerati: in tali ipotesi il giudice dell'esecuzione deve riesaminare la questione.
  • Quando la revoca dell'indulto si è basata su reati che successivamente vengono qualificati come reati-satellite nell'ambito di un riconoscimento della continuazione, la pena da considerare ai fini della revoca è la pena concretamente determinata a titolo di continuazione (aumento concreto), non la sanzione originaria né la pena edittale minima.
  • Il venir meno ex tunc della causa di revoca (per rideterminazione retroattiva della pena) impone il ripristino del beneficio già concesso, non la sua 'nuova applicazione'; il giudice dell'esecuzione deve valutare il ripristino alla luce del nuovo quadro complessivo.
  • In situazioni analoghe è necessario documentare e far valere tempestivamente il fatto nuovo (es. sentenza che riconosce la continuazione) davanti al giudice dell'esecuzione: tale elemento è decisivo per il riesame dell'eventuale revoca dell'indulto.
  • Il giudice che decide sull'opposizione deve esaminare in modo esplicito e motivato l'esatta individuazione della pena da considerare ai fini della revoca dell'indulto; l'omessa analisi può costituire motivo di impugnazione accoglibile in Cassazione.

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