Cassazione Penale, Ordinanza n. 18473/2026 del 22/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la condanna pronunciata in primo grado per furto aggravato. Con il primo motivo ha denunciato violazione di legge, sostenendo che il fatto avrebbe dovuto essere qualificato come furto tentato e non consumato. La Corte ha ritenuto il motivo manifestamente infondato, osservando che, secondo il dato normativo e la giurisprudenza richiamata, il furto si consuma quando la cosa sottratta entra nel dominio esclusivo dell'agente; è irrilevante che il possesso sia di breve durata o che l'azione venga immediatamente scoperta e neutralizzata nello stesso luogo del fatto o nelle sue vicinanze.
Norme richiamate
Il furto si perfeziona quando la refurtiva passa sotto il dominio esclusivo dell'agente; la consumazione non è esclusa dalla breve durata del possesso né dall'immediata scoperta del fatto.
Il richiamo al furto aggravato indica che la contestazione riguardava la forma aggravata del delitto di furto.
Massime di principio
- Il furto è consumato nel momento in cui la cosa sottratta entra nel dominio esclusivo dell'agente, anche se il possesso è di durata brevissima.
- La successiva scoperta del fatto o la sua immediata frustrazione nello stesso luogo della sottrazione non trasformano automaticamente il reato consumato in tentativo, se l'impossessamento si è già realizzato.
- Nel giudizio di legittimità è inammissibile il motivo che si ponga in palese contrasto con il dato normativo e con la giurisprudenza consolidata sulla struttura del reato contestato.
Come è indicizzato
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