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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21961/2023 del 22/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno proposto ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. denunciando un errore di fatto nella sentenza della Cassazione n. 22098/2022. Il motivo unico, articolato in sei punti, lamentava: 1) omissione di valutazione dei messaggi estrapolati dal telefono di Ambra Nikolli, idonei a smentire l'attendibilità delle sue dichiarazioni predibattimentali; 2) errore nel riportare che i Preci avessero lasciato i telefoni a casa (mentre vi sarebbero state numerose chiamate); 3) errore sull'orario e sulla presenza dei figli al momento di alcune telefonate di Lek Preci, rilevanti sulla consapevolezza della volontà omicida del padre; 4) erronea ricostruzione dell'elemento sorpresa (i Preci avrebbero invece atteso e comunicato la loro presenza); 5) falsa deduzione circa telefonate del padre durante il viaggio; 6) attribuzione inventata alla sentenza dell'affermazione che Ambra Nikolli sarebbe stata soggiogata con rito voodoo (secondo i ricorrenti non provato). In sostanza si denunciava che tali errori/fraintendimenti fattuali avrebbero inciso sul giudizio di responsabilità di Altin ed Edmond.

La decisione

Il ricorso straordinario è stato dichiarato infondato e rigettato. La Corte ha ritenuto che: - l'omesso esame del motivo relativo alla credibilità di Ambra Nikolli non fosse decisivo per la decisione della Quinta sezione, dato che la questione centrale era la consapevolezza dei fratelli circa l'uso dell'arma del padre e le dichiarazioni della Nikolli non incidevano su tale profilo; - molte delle presunte imprecisioni indicate dai ricorrenti non erano affermazioni autonome della sentenza impugnata ma passaggi ripresi da precedenti pronunce (e quindi, se rilevanti, avrebbero dovuto essere censurati con ricorso per cassazione contro quelle decisioni); - la Corte ha anche chiarito che non aveva mai affermato che Ambra fosse stata soggiogata con rito voodoo, ma aveva richiamato un precedente giurisprudenziale in cui tale fattispecie era stata considerata ai fini dell'acquisizione di dichiarazioni predibattimentali; - l'acquisizione delle dichiarazioni ai sensi dell'art. 500, co. 4 c.p.p. è stata ritenuta legittima sulla base di elementi sintomatici di intimidazione (paura di ritorsioni, decisione di lasciare l'Italia, messaggi), e l'omessa considerazione delle censure non è risultata idonea a determinare un diverso esito processuale. In definitiva il gravame non dimostra un errore di percezione tale da modificare il pronunciamento.

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Regola il ricorso straordinario per errore materiale o di fatto: è rimedio eccezionale e richiede che l'errore denunciato sia concreto e decisivo, ossia idoneo a determinare una decisione diversa; l'onere di dimostrare la decisività e la natura percettiva dell'errore grava sul ricorrente.

  • art. 500, comma 4, cod. proc. pen.

    Consente l'acquisizione al dibattimento delle dichiarazioni rese in precedenza da un teste quando sussistono elementi concreti che facciano ragionevolmente ritenere che il dichiarante sia stato sottoposto a violenza o minaccia; la giurisprudenza ammette che tali elementi possano essere desunti da circostanze sintomatiche emerse anche al di fuori del dibattimento (es. condizione sociale, messaggi, decisione improvvisa di lasciare il paese).

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Riguarda oneri e regole procedurali; nella decisione è richiamato il principio che il ricorrente deve dimostrare che l'omissione sia stata decisiva e non meramente apparente.

  • Giurisprudenza: Cass. Sez. 2, Sent. n. 53657/2016 (Macrì)

    Principio secondo cui l'omesso esame di uno o più motivi in cassazione non costituisce errore di fatto rilevante se il motivo è implicitamente assorbito da altri esaminati o non risulta decisivo per una diversa decisione; onere del ricorrente di provare la decisività dell'omissione.

  • Giurisprudenza su art. 500 c.p.p.: Cass., Sez. 3, n. 19155/2021 e Cass., Sez. 3, n. 10486/2014

    Confermano che per l'acquisizione ex art.500, co.4 è sufficiente la presenza di "elementi concreti" sintomatici di intimidazione, valutabili nel contesto complessivo, e non necessariamente la prova diretta di specifici atti di violenza o minaccia.

Massime di principio

  • Il ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. è un rimedio eccezionale: può avere successo solo se l'errore di fatto denunciato è evidente, percepibile e decisivo per la decisione. L'onere della prova è a carico del ricorrente.
  • L'omessa valutazione di un motivo non determina automaticamente errore di fatto: se il motivo è irrilevante rispetto al nucleo decisivo della decisione o è implicitamente assorbito da questioni già esaminate, il ricorso sarà probabilmente respinto.
  • Censure su fatti o passaggi contenuti in pronunce diverse da quella impugnata (es. precedenti sentenze di legittimità o di merito) devono essere dedotte contro la specifica pronuncia interessata con gli strumenti ordinari (ricorso per cassazione o altri rimedi), non con il ricorso straordinario per errore di fatto.
  • Sulle dichiarazioni predibattimentali (art. 500, co.4 c.p.p.) il giudice può basarsi su elementi sintomatici di intimidazione (comportamenti della vittima, messaggi, fuga o rientro nel paese d'origine) anche se non esistono prove dirette di minacce: la valutazione è complessiva e soggetta al sindacato limitato del giudice di legittimità.
  • Per far valere una presunta svista percettiva della Corte, il difensore deve dimostrare che l'errore non è meramente formale ma idoneo a produrre una decisione legalmente diversa (rapporto di causalità tra errore e esito).
  • Alcune contestazioni di fatto (es. sequenze di telefonate, minute dinamiche cronologiche) sono tipicamente sindacabili in sede di merito e, se non impugnate tempestivamente con i mezzi ordinari, difficilmente recuperabili tramite il rimedio straordinario.

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