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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 02249/2026 del 20/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione in cassazione dell'ordinanza del Tribunale di Catanzaro che aveva rigettato l'appello cautelare volto al dissequestro di una FIAT 500 intestata alla ricorrente ma sottoposta a sequestro preventivo perché ritenuta nella disponibilità effettiva del marito, Francesco Taverniti, condannato in primo e secondo grado per associazione finalizzata al narcotraffico. La ricorrente deduceva violazione dell'art. 323 c.p.p., sostenendo che, poiché la sentenza di condanna non aveva disposto la confisca, sarebbe dovuto scattare il dissequestro immediato; il Tribunale, invece, aveva rifiutato la restituzione ritenendo possibile una confisca in sede esecutiva ex art. 240-bis c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso per ragioni diverse da quelle invocate dalla ricorrente, ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il procedimento al Tribunale di Catanzaro per nuovo giudizio (ai sensi dell'art. 324, comma 5 c.p.p.), con la precisazione che il giudice chiamato a decidere dovrà motivare adeguatamente sulla permanenza o meno delle esigenze cautelari che giustificano il mantenimento del sequestro e chiarire la natura del sequestro (se funzionale alla confisca ecc.), tenendo conto che l'art. 323 c.p.p. non si applica automaticamente alle sentenze di condanna non definitive e che la restituzione può essere disposta se sono venute meno le esigenze cautelari e il bene non è confiscabile neppure in astratto.

Norme richiamate

  • art. 323 cod. proc. pen.

    "con la sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere, ancorché soggetta a impugnazione, il giudice ordina che le cose sequestrate siano restituite a chi ne abbia diritto, quando non deve disporre la confisca a norma dell'articolo 240 del codice penale. Il provvedimento è immediatamente esecutivo"; "se è pronunciata sentenza di condanna, gli effetti del sequestro permangono quando è stata disposta la confisca delle cose sequestrate"

    La Corte ha ritenuto che l'art. 323, comma 1, disciplina il caso della sentenza di proscioglimento (con restituzione immediata salvo confisca), mentre il comma 3 va interpretato rispetto alle sentenze definitive di condanna: se la sentenza di condanna non è definitiva il sequestro può perdurare fino al giudicato se permangono esigenze cautelari, sicché l'art. 323 non impone automaticamente la restituzione alla sentenza di condanna non definitiva.

  • art. 240 cod. pen.

    Norma generale sulla confisca; la possibilità di confisca è rilevante per decidere se il sequestro debba perdurare, ma la mera potenzialità di confisca non basta a giustificare la permanenza del vincolo alla sentenza definitiva che non dispone confisca.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Richiamata dal Tribunale come possibile titolo per una confisca allargata o in sede esecutiva; la Corte osserva che la possibilità di confisca in sede esecutiva non può di per sé sostituire una motivazione sul persistere delle esigenze cautelari.

  • art. 321, comma 3 cod. proc. pen.

    Applicabile come regola generale: le cose sequestrate per finalità cautelari devono essere restituite quando sono venute meno le esigenze che hanno determinato l'imposizione del vincolo; spetta al giudice valutare la persistenza delle esigenze cautelari.

  • art. 579, comma 3 cod. proc. pen.

    Ricordata la possibilità per il pubblico ministero di impugnare autonomamente la questione relativa alla confisca nei gradi successivi; ciò giustifica che l'omissione di una decisione sulla confisca in primo grado non impedisca che la confisca sia disposta successivamente.

  • art. 324, comma 5 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per il rinvio per nuovo giudizio al giudice di merito competente dopo l'annullamento dell'ordinanza impugnata.

Massime di principio

  • L'art. 323 c.p.p. non impone la restituzione automatica dei beni alla pronuncia di una sentenza di condanna non definitiva: il sequestro può perdurare fino alla decisione definitiva se permangono esigenze cautelari.
  • La disciplina speciale delle sentenze di proscioglimento (restituzione immediata salvo confisca) non si applica alle sentenze di condanna non definitive; per queste ultime opera la regola generale di cui all'art. 321 c.p.p.
  • Il giudice che è chiamato a decidere sulla revoca del sequestro deve motivare specificamente sulla persistenza delle esigenze cautelari (periculum in mora, funzione impeditiva o anticipatoria della confisca) e sulla natura del sequestro (se funzionale alla confisca, impeditivo, ecc.).
  • La sola possibilità che il bene possa essere confiscato in sede esecutiva o nei gradi successivi non basta, da sola, a giustificare la conservazione del vincolo cautelare dopo la sentenza definitiva che non dispone la confisca: dopo il giudicato la restituzione è dovuta se non è stata disposta la confisca.
  • Se il bene non è confiscabile neppure in astratto, la restituzione può essere disposta anche prima del giudicato, purché il giudice motivi sulla cessazione delle esigenze cautelari.
  • Il pubblico ministero può impugnare autonomamente la questione della confisca nei gradi successivi (art. 579, comma 3), perciò l'omessa decisione sulla confisca in primo grado non impedisce interventi successivi.
  • Per chiedere efficacemente la restituzione in casi analoghi conviene: (a) chiarire la natura del sequestro; (b) documentare la mancata confiscabilità del bene in astratto; (c) chiedere al giudice di motivare sul periculum in mora; (d) richiamare l'obbligo di bilanciamento tra esigenze cautelari e danno al proprietario.

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