Cassazione Penale, Sentenza n. 529/2022 del 12/01/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della sentenza del Giudice di pace di Catania del 20/12/2019 che aveva assolto l'imputato ritenendo che l'art. 10-bis d.lgs. 25 luglio 1998 n. 286 (TU.IMM.) fosse incompatibile con la direttiva UE 2008/115 (direttiva rimpatri), sulla base delle pronunce CJEU El Dridi e Sagor; il Procuratore generale denunciava inosservanza ed errata applicazione della norma penale, sostenendo che le sentenze citate non giustificavano la disapplicazione e che intervenute modifiche legislative (d.l. 89/2011 conv. L. 129/2011) avevano eliminato gli aspetti ritenuti incompatibili
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, ha annullato la sentenza impugnata e ha rinviato il procedimento al Giudice di pace di Catania per nuovo giudizio con diverso giudice. La Corte ha chiarito che: la pronuncia El Dridi riguardava la disciplina previgente che prevedeva sanzioni detentive; le modifiche legislative del 2011 hanno sostituito le pene detentive con sanzioni pecuniarie; la direttiva 2008/115 non vieta che il soggiorno irregolare sia qualificato come reato né impedisce l'adozione o l'esecuzione di provvedimenti di rimpatrio anche se è pendente azione penale; la possibile sostituzione della pena pecuniaria con l'espulsione (art. 16 TU.IMM.) evita il contrasto con la direttiva, salva la verifica caso per caso di rischio di fuga e delle condizioni ostative all'espulsione. Pertanto l'art. 10-bis TU.IMM. non è disapplicabile in via generale
Norme richiamate
art. 10-bis d.lgs. 25 luglio 1998 n. 286 (TU.IMM.)
art. 10-bis d.lgs. 25 luglio 1998 n. 286
Disciplina la fattispecie di ingresso e soggiorno illegale; la Corte ha ritenuto che, alla luce delle modifiche legislative e della giurisprudenza CJEU, la norma non è incompatibile con la direttiva rimpatri e non va disapplicata
Direttiva UE 2008/115 (direttiva rimpatri)
Non mira a un'armonizzazione integrale che impedisca agli Stati di sanzionare penalmente il soggiorno irregolare; non ostacola l'adozione e l'esecuzione delle misure di rimpatrio anche quando è pendente azione penale, purché siano rispettate le condizioni degli artt. 6-8 e le garanzie degli artt. 15-16
d.l. 23 giugno 2011 n. 89, conv. L. 2 agosto 2011 n. 129
d.l. 23 giugno 2011 n. 89, conv. con modificazioni dalla L. 2 agosto 2011 n. 129
Ha sostituito le sanzioni detentive con sanzioni pecuniarie per le fattispecie ritenute incompatibili con la direttiva, eliminando l'elemento di incompatibilità che era alla base della sentenza El Dridi
art. 16 TU.IMM.
art. 16, commi 1 e 1-bis, TU.IMM.
Prevede la possibilità di sostituire la pena pecuniaria con l'espulsione coattiva (3-5 anni) eseguita dal questore; tale istituto consente di evitare un conflitto con la direttiva salvo che non sussistano rischi di fuga o condizioni ostative all'espulsione
art. 13 e art. 14 TU.IMM.
art. 13 e art. 14 TU.IMM.
Regolano l'adozione e l'esecuzione dei provvedimenti di rimpatrio e le condizioni di esecuzione; la Corte ha osservato che l'esistenza di procedimenti penali non impedisce l'adozione/attuazione dei rimpatri conformemente a tali articoli
Corte di giustizia UE, sentenza El Dridi (28 aprile 2011)
Corte di giustizia UE, 28 aprile 2011, El Dridi
Ritenne che la disciplina italiana previgente (che prevedeva reclusione) era incompatibile con la direttiva in relazione a sanzioni detentive; la Cassazione ha precisato che la pronuncia riguarda il regime antecedente alle modifiche del 2011
Corte di giustizia UE, sentenza Sagor (6 dicembre 2012)
Corte di giustizia UE, 6 dicembre 2012, Sagor
Ha affermato che la pendenza di azione penale per reati di soggiorno irregolare non ritarda o ostacola l'adozione o l'esecuzione delle misure di rimpatrio; la Cassazione si è uniformata a tale indirizzo
Corte di giustizia UE, ordinanza Mbaye (21 marzo 2013)
ordinanza C-522/11, Mbaye, 21 marzo 2013
Conferma che procedimenti penali non impediscono l'attuazione dei rimpatri e che l'applicazione della pena pecuniaria non è di per sé ostativa
Massime di principio
- La direttiva rimpatri non impedisce agli Stati membri di qualificare come reato il soggiorno irregolare; eventuali conflitti con la direttiva vanno valutati rispetto alla disciplina vigente e non a regimi previgenti
- Le pronunce CJEU che censurano sanzioni detentive riguardano specifici profili della normativa previgente; le modifiche legislative successive che eliminano tali profili possono rendere la norma compatibile
- La pendenza di un procedimento penale e l'applicazione di una sanzione pecuniaria non ostano, di regola, all'adozione o all'esecuzione di misure di rimpatrio, purché siano rispettate le garanzie previste dalla direttiva
- La possibilità di sostituire la pena pecuniaria con l'espulsione coattiva (art. 16 TU.IMM.) è lo strumento che evita il contrasto con la direttiva, ma il giudice deve valutare caso per caso il rischio di fuga e l'effettiva esecutività dell'espulsione
- In presenza di una decisione giudiziaria che disapplica una norma per presunta incompatibilità con diritto UE, la Corte di cassazione verifica se la disapplicazione tenga conto delle modifiche legislative e della giurisprudenza comunitaria successiva; in caso contrario annulla e rinvia
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