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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29938/2023 del 10/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava, in larga parte, la misura cautelare degli arresti domiciliari disposta dal Gip di Cosenza in relazione a molteplici contestazioni (peculato, frode nelle pubbliche forniture, corruzione, turbativa d'asta). Il ricorso deduceva un unico motivo lamentando errata valutazione, inosservanza e errata applicazione della legge penale e mancata considerazione di elementi di prova favorevoli. Tuttavia tali censure sono state svolte in termini generici e in parte astratti (anche con riferimenti giurisprudenziali non specificamente collegati al caso concreto e all'art. 314 c.p.), senza confrontarsi punto per punto con le motivazioni dell'ordinanza impugnata.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto della necessaria correlazione tra le ragioni dell'impugnazione e le motivazioni del provvedimento impugnato. È stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000 a favore della cassa delle ammende. Resta quindi efficace l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato la misura cautelare (salvo l'annullamento già operato dal riesame con riferimento al capo 16).

Norme richiamate

  • art. 314 cod. pen. (peculato)

    Il ricorso conteneva osservazioni generali e astratte in ordine alla fattispecie di peculato; la Corte segnala che tali argomentazioni non sono state però portate a specifico confronto con le motivazioni del provvedimento che hanno ritenuto sussistenti gravi indizi.

  • Giurisprudenza: Sez. 2, n. 11951 del 29/01/2014 (Lavorato, Rv. 259425 - 01)

    Richiamata come principio secondo cui l'impugnazione deve instaurare una necessaria correlazione tra le ragioni poste a fondamento del ricorso e le affermazioni del provvedimento censurato; il mancato confronto specifico con le motivazioni determina l'inammissibilità.

Massime di principio

  • Un ricorso contro un provvedimento cautelare deve confrontarsi in modo specifico e puntuale con le motivazioni del provvedimento impugnato; censure generiche o astratte sono insufficienti e comportano inammissibilità.
  • Quando si contestano valutazioni probatorie di gravità indiziaria occorre indicare chiaramente quali elementi di fatto o di diritto sarebbero stati erroneamente valutati, e perché la decisione sarebbe illogica o insufficiente.
  • Il mancato rispetto dei requisiti di specificità dell'impugnazione può comportare non solo l'inammissibilità, ma anche la condanna alle spese e, se ricorre colpa, all'ammenda.
  • Se il provvedimento impugnato ha accertato o confermato misure per singoli capi, l'impugnazione deve trattare separatamente ciascun capo e gli specifici motivi relativi a ciascuna contestazione.
  • Richiamare dottrina o giurisprudenza in termini generali non sostituisce l'obbligo di spiegare in che modo tali argomenti incidono concretamente sulle motivazioni del provvedimento impugnato.

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