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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 50039/2023 del 15/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso contestava l'ordinanza del GIP di non convalida dell'arresto operato nei confronti dei tre indagati per rapina aggravata, lesioni e tentata rapina. Il PM ha sostenuto che il giudice aveva erroneamente ritenuto assente la "quasi flagranza" e non avevano comprovato la provenienza delittuosa degli oggetti sequestrati; in realtà i carabinieri avrebbero intercettato i tre pochi minuti dopo la segnalazione (circa 10 minuti dopo l'evento), e nell'immediata perquisizione (verso le ore 1.50) ad Ala Eddine sarebbe stata rinvenuta la collana sottratta alla persona offesa (Miah). Il PM ha inoltre censurato la confusione del GIP tra valutazione della legittimità della fase pre-cautelare e valutazione delle esigenze cautelari/merito, omettendo di considerare elementi decisivi raccolti dalla polizia giudiziaria.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso quanto al primo motivo: ha ritenuto sussistente la "quasi flagranza" poiché l'arresto è stato effettuato sulla base della immediata percezione delle tracce del reato e del nesso con gli indiziati (intercettazione a pochi minuti dalla rapina e ritrovamento della collana nella disponibilità di un indagato). La Corte ha precisato che rileva il momento della materiale apprensione fisica e non quello della redazione del verbale. Per tali ragioni ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e ha dichiarato la legittimità dell'arresto. Non è stata invece riesaminata la questione relativa all'adozione delle misure cautelari, che non rientra nel sindacato di cassazione contro la mancata convalida.

Norme richiamate

  • art. 391 cod. proc. pen.

    Riferimento alla norma che disciplina le misure precautelari; nel contesto la Corte osserva che la gravità e precisione del quadro indiziario al momento dell'arresto potevano giustificare l'adozione di misure cautelari ai sensi della norma.

  • art. 310, comma 1, cod. proc. pen.

    Richiamato per chiarire che il diniego di applicazione della misura cautelare è rimediabile attraverso l'appello al tribunale del riesame e non mediante ricorso per cassazione contro la mancata convalida dell'arresto.

  • art. 568, comma 5, cod. proc. pen.

    Richiamato per sottolineare che il ricorso per cassazione non può trasformarsi in appello avverso il rigetto della richiesta di misura cautelare; pertanto la Corte decide unicamente sulla mancata convalida.

Massime di principio

  • La "quasi flagranza" sussiste quando la polizia giudiziaria, con immediata e autonoma percezione delle tracce del reato, collega inequivocabilmente tali tracce agli indiziati; non rileva solo il tempo di redazione del verbale ma il momento della materiale apprensione.
  • Il ritrovamento immediato, in occasione dell'intervento, di beni corrispondenti a quelli sottratti alla vittima costituisce elemento decisivo per la convalida dell'arresto in flagranza.
  • Nella verifica della convalida il giudice deve valutare specificamente gli elementi raccolti dalla polizia giudiziaria prima e al momento dell'arresto: omettere tali riscontri può giustificare l'annullamento dell'ordinanza di non convalida in sede di cassazione.
  • La Corte di Cassazione, quando annulla una non convalida, lo fa senza rinvio se la questione è già definitiva e concerne la correttezza dell'operato degli agenti; il rinvio sarebbe privo di effetti pratici.
  • Il pubblico ministero non può utilizzare il ricorso per cassazione per impugnare il diniego di misura cautelare: per quello è previsto l'appello al tribunale del riesame ai sensi dell'art. 310 cod. proc. pen.

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