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Sentenza

Sentenza n. 5479/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Campania (Sezione VI) n. 657 del 24 gennaio 2024

Giustizia amministrativa202406365

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: deliberazione del Consiglio comunale di Gragnano di approvazione del PUC, deliberazione di Giunta comunale di rigetto delle osservazioni e atti connessi, nella parte in cui i fondi pertinenti o complementari all'opificio non sono stati classificati come industriali

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

I proprietari dei fondi e la società titolare di un opificio conserviero hanno impugnato il PUC del Comune di Gragnano, lamentando che le particelle limitrofe allo stabilimento, ritenute pertinenziali e funzionali all'attività produttiva, fossero state mantenute in zona agricola anziché classificate come industriali. In primo grado erano stati dedotti difetto assoluto di istruttoria, violazione e falsa applicazione della legge regionale Campania n. 16 del 2004 e del regolamento regionale n. 5 del 2011, ingiustizia manifesta, difetto del presupposto e di motivazione, nonché violazione del contraddittorio, della partecipazione e del giusto procedimento. In appello è stato dedotto error in iudicando, illogicità manifesta e contraddittorietà della motivazione della sentenza del TAR, sostenendo che l'area dello stabilimento avesse qualificazione produttiva e che fosse irragionevole classificare come agricoli i lotti immediatamente antistanti e complementari. Gli appellanti hanno inoltre sostenuto che l'abusività di alcuni manufatti non potesse incidere sulla zonizzazione urbanistica.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto integralmente l'appello e confermato la sentenza del TAR Campania n. 657 del 2024. Dalla documentazione è emerso che la particella n. 11, occupata dal nucleo primario dello stabilimento, e le particelle nn. 422 e 461 ricadevano nel PRG in zona agricola E3; solo la particella n. 11 era successivamente passata all'urbano in seguito alla realizzazione dell'opificio, mentre le altre conservavano la classificazione catastale di agrumeto e frutteto. La pretesa destinazione industriale D3 derivava da una variante del 1999 mai approvata dalla Regione per mancata conformità al PUT e quindi priva di efficacia. Le previsioni del PUC sono state ritenute coerenti con la pianificazione previgente e con gli obiettivi di contenimento del consumo di suolo agricolo e di riqualificazione insediativa e ambientale della zona, senza pregiudizio per le attività già autorizzate. Il giudice ha escluso arbitrarietà, irragionevolezza, travisamento dei fatti e carenze motivazionali. Ha inoltre valorizzato il fatto che la funzione complementare delle particelle nn. 422 e 461 derivasse da trasformazioni realizzate senza i necessari titoli edilizi e sanzionate con ordinanze di demolizione, sicché tale situazione non poteva essere invocata per dimostrare l'illogicità della pianificazione. Sono state respinte anche le censure relative al rigetto delle osservazioni, poiché queste costituiscono un apporto partecipativo dei privati e non impongono all'amministrazione una motivazione puntuale ulteriore rispetto a quella desumibile dai criteri generali e dalla relazione illustrativa del piano. Gli appellanti sono stati condannati a rifondere al Comune di Gragnano le spese del grado, liquidate in 6.000 euro oltre accessori; le spese sono state compensate nei rapporti con la Città Metropolitana di Napoli.

Norme richiamate

  • legge regionale Campania n. 16 del 2004

    La disciplina regionale in materia urbanistica è richiamata dai ricorrenti, ma il giudice non ravvisa una sua violazione nelle scelte del PUC.

  • regolamento regionale Campania n. 5 del 2011

    Il regolamento è invocato dagli appellanti in relazione alla formazione del piano e alla partecipazione, senza che il giudice ravvisi violazioni rilevanti.

  • PUT

    La pianificazione comunale è ritenuta coerente con la zona territoriale del PUT in cui ricadono i fondi e con gli obiettivi di contenimento del consumo di suolo agricolo.

Massime di principio

  • Le scelte di pianificazione urbanistica comunale sono espressione di ampia discrezionalità e sono sindacabili dal giudice amministrativo soltanto in presenza di arbitrarietà o irragionevolezza manifeste, travisamento dei fatti o altri vizi macroscopici, salvo il caso di un affidamento qualificato del privato a una specifica destinazione urbanistica.
  • La destinazione urbanistica non può essere ritenuta acquisita sulla base di una variante non approvata dall'autorità competente; finché tale variante non perfeziona il procedimento previsto, resta vigente la precedente disciplina urbanistica.
  • La funzione pertinenziale o complementare di aree limitrofe a un insediamento produttivo, quando derivi da trasformazioni realizzate senza i necessari titoli edilizi e in violazione della disciplina urbanistica, non può essere utilmente invocata per dimostrare l'illogicità della successiva classificazione urbanistica delle aree.
  • Nel procedimento di formazione di uno strumento urbanistico, le osservazioni dei privati costituiscono un apporto collaborativo e non determinano, di regola, un obbligo di motivazione puntuale e analitica per ciascuna osservazione, essendo sufficiente la motivazione desumibile dai criteri generali di piano e dalla relazione illustrativa.
  • La pianificazione urbanistica può perseguire legittimamente obiettivi di contenimento del consumo di suolo agricolo e di riqualificazione insediativa e ambientale, senza che la preesistenza di attività autorizzate imponga l'estensione della relativa destinazione produttiva ai fondi limitrofi.

Come è indicizzato

MateriePiani regolatori e variantiDestinazioni d'uso e zone omogeneeQualificazione degli interventiAbusi edilizi e sanzioni
RamiUrbanistica e governo del territorioEdilizia
SottomaterieDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezzaDifetto di motivazionePartecipazione procedimentale

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