Cassazione Penale, Sentenza n. 32069/2023 del 24/07/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza di appello che aveva ritenuto configurabile il tentativo di estorsione (art. 629 c.p.), sostenendo violazione di legge e carenza della motivazione. La difesa evidenzia l'assenza dell'ingiusto profitto e del danno, l'assenza di una richiesta economica esplicita (si censura che la frase rivolta a un congiunto "tuo cugino che capa tiene?" non sarebbe idonea a costituire una richiesta estorsiva), e contesta l'idoneità e l'univocità degli atti intimidatori, prospettando alternative quali il reato di minaccia (art. 610 c.p.), costrizione (art. 612 c.p.) o danneggiamento (art. 393 c.p.).
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, ritenendoli privi di fondamento. Il Collegio ha confermato la valutazione dei giudici di merito secondo cui le condotte intimidatorie erano finalizzate a ottenere una prestazione di natura economica e rappresentavano il tentativo di estorsione. La Corte ha valorizzato la concatenazione temporale tra apertura del cantiere e le minacce, la richiesta implicita rivolta al cugino dell'imprenditore, gli atti intimidatori concreti (posizionamento di cero votivo sugli escavatori, versamento di cenere sul materiale, danneggiamenti, simulazione di investimento, uso di autovettura di provenienza furtiva) e la rilevanza della posizione pregiudizievole del Troiano negli ambienti delinquenziali locali. È stato poi chiarito che, nel tentativo, non è necessaria la quantificazione dell'ingiusto profitto. In definitiva i ricorsi sono stati respinti.
Norme richiamate
Richiamata per la nozione di tentativo: la Cassazione osserva che il reato è rimasto allo stadio tentato e che per il tentativo non è necessaria la quantificazione dell'ingiusto profitto
Norma che disciplina l'estorsione; la Corte ha ritenuto configurabile il tentativo di estorsione alla luce degli atti intimidatori e della richiesta implicita finalizzata a conseguire una prestazione economica
Richiamato dalla difesa come possibile fattispecie alternativa (minacce); la Corte ha ritenuto però che il complesso probatorio dimostrasse finalità estorsiva e non si limitasse alle mere minacce
Menziionato dalla difesa come ipotesi alternativa (costrizione); la Corte ha valutato che le condotte fossero orientate a negoziare una prestazione economica e quindi rientrassero nella fattispecie estorsiva
Citato come reato diverso (danneggiamento) possibile alternativa, ma non ritenuto idoneo a rappresentare l'intero quadro criminoso accertato che mirava all'estorsione
art. 23, comma 8, D.L. n. 137/2020
Richiamato per il rilievo procedurale: il ricorso è stato trattato con contraddittorio scritto ai sensi della norma
Giurisprudenza: Sez. 2, n. 6560 del 8/10/2020 (Capozio)
Richiamata per il principio della doppia conforme: le decisioni di primo e secondo grado, adottando criteri di valutazione concordi, possono essere lette congiuntamente come un unico corpo motivazionale
Massime di principio
- Il tentativo di estorsione può essere configurato anche in assenza della quantificazione dell'ingiusto profitto: rileva l'intento e la finalità economica complessiva, non il quantum già determinato
- Richieste implicite o veicolate tramite terzi, valutate nel contesto e alla luce di regole di esperienza, possono costituire richiesta estorsiva se collegate ad atti intimidatori diretti al patrimonio o all'attività della vittima
- La valutazione della idoneità e univocità degli atti è complessiva: singoli atti intimidatori, considerati congiuntamente e in rapporto al contesto (temporalità, luogo, destinatario), possono dimostrare la finalità estorsiva
- La reputazione del soggetto aggressore e il contesto territoriale (logiche criminali locali) sono elementi indiziari che possono rafforzare l'interpretazione estorsiva delle condotte
- In assenza di richiesta esplicita, il giudice può ricorrere a prove indiziarie e al complesso probatorio (comportamenti, modalità, tempistica, uso di intermediari) per inferire la finalità economica
- Se si contesta la configurazione del reato in sede di impugnazione, è necessario confrontarsi in modo puntuale con la motivazione dei giudici di merito; riproporre genericamente le stesse valutazioni di merito senza affrontare le ragioni esplicitate dalla sentenza è insufficiente
- In ipotesi alternative vanno sempre considerate tutte le possibili configurazioni di reato (minaccia, costrizione, danneggiamento), ma la scelta tra esse dipende dalla valutazione globale degli elementi e dalla finalità ricostruita dal giudice
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